Il mistero del calzino spaiato
C’è una questione grave che non riesco mai a risolvere, è il mistero del calzino scomparso.
Per quanto mi impegni, e giuro lo faccio veramente, spesso e volentieri mi ritrovo con i calzini spaiati.
Non ho ancora scoperto come questo succeda, se scompaia in lavatrice, si nasconde nel cassetto oppure se lo mangia la tartaruga. Il fatto è che il conto non torna mai.
Il calzino fuggitivo a volte ritorna, quando ormai avevo perso le speranze e subito ne sparisce un altro. Forse giocano tutti quanti a nascondino e ovviamente a qualcuno tocca cuccare. E’ un problema diffuso, ed è uno dei misteri più misteriosamente misteriosi che inquietano il genere umano.
Ceste di calzini spaiati che, dico io, dicono tutti, pure se fossero andati a finire sotto il letto, dietro i mobili, in un altro bucato, dentro a una scarpa, prima o poi uscirebbero fuori e si riappaierebbero, e invece no: il secondo calzino scompare inghiottito da qualche entità astrale, scompare nel buco dell’ozono....e tentare di interrogare i miei animali domestici ?…magari ne sanno più di quanto possa immaginare.
Qualcuno dice che, lavati in bucati diversi, magari si tingono e uno non li riconosce più come coppia: niente di più falso. I calzini spaiati hanno fogge completamente diversi, e non credo che il bucato cambi loro anche la trama del tessuto, il modello e il disegno.
L’unica soluzione che ho trovato sarebbe quella di comprare tutti i calzini uguali, ma tutti tutti. Così non sarebbero più spaiati, solo ogni tanto qualcuno rimarrebbe da solo, per un po’ di tempo, ma almeno la mattina non impazzirei a vestirmi...
...ma il mistero non sarebbe comunque risolto.giovedì 8 aprile 2010
L'Aquila: la notte per non dimenticare
Nella notte tra il 5 e il 6 aprile del 2009, si scatena l'apocalisse con una scossa di 5,8 gradi della scala Richter che in pochi minuti distrugge gran parte del centro storico dell'Aquila e molti paesi vicini. Il bilancio è pesantissimo: 308 le vittime, 1.600 i feriti, decine di migliaia gli sfollati.
L'Aquila, 6 apr. - Migliaia di fiaccole all'Aquila per ricordare le vittime de terremoto. Era la notte tra il 5 e il 6 aprile del 2009: alle 3.32 del mattino si scatena l'apocalisse con una scossa di 5,8 gradi della scala Richter che in pochi minuti distrugge gran parte del centro storico dell'Aquila e molti paesi vicini. Il bilancio è pesantissimo: 308 le vittime, 1.600 i feriti, decine di migliaia gli sfollati. Tra i paesi distrutti c'è anche Onna, che, rasa completamente al suolo, diverrà il simbolo della tragedia.
La macchina dei soccorsi si attiva immediatamente e all'Aquila arrivano anche tantissimi volontari che si mobilitano da tutta Italia. Tante le persone che vigili del fuoco e protezione civile riescono a estrarre vive dalle macerie: Marta Valente, 24 anni di Bisenti, studentessa di Medicina, viene salvata dopo 23 ore; Eleonora Calesini, 21 anni, di Mondaino, dopo 42 ore, Maria D'Antuono, 98 anni, di Tempera, viene trovata viva dopo 30 ore, e racconterà di averle trascorso lavorando all'uncinetto. I feriti vengono ricoverati negli ospedali di Avezzano, Pescara, Chieti, Ancona, Roma, Rieti, Foligno e Terni.Tra le vittime del sisma alcuni nomi noti: Lorenzo Sebastiani, giovane rugbysta dell'Aquila Rugby, Lorenzo Cini, pallavolista in serie B, Giuseppe Chiavaroli, calciatore di eccellenza, quasi l'intera famiglia del capo della redazione dell'Aquila del quotidiano 'il Centro', Giustino Parisse, che, nel crollo della casa di famiglia, proprio a Onna, perde i due figli, Domenico e Maria Paola, e il padre.
Ma quella del 6 aprile non è l'unica scossa che colpisce L'Aquila e nei due mesi successivi la terra continua a tremare. In quell'arco di tempo si registrano oltre 35mila scosse, una media di una scossa ogni due minuti e mezzo. L'Aquila, già devastata, è costretta ad affrontare la paura costante di un nuovo sisma e ad allontanare il ricordo di quella tragica notte. Ecco una cronologia di quella prima tragica settimana:
6 APRILE: Sono le 3,32 quando una scossa di magnitudo 5.8 della scala Richter devasta l'Aquila e molti dei paesi vicini. Il sisma viene avvertito in tutto il Centro Italia, fino a Napoli. Onna è il paese piu colpito: il 70% dell'abitato viene distrutto dalla violenza del terremoto. Immediatamente scattano soccorsi e solidarietà da tutta Italia.
Il governo, in una riunione straordinaria del Consiglio dei ministri, approva lo stato di emergenza, conferisce i poteri di attuazione degli interventi d'emergenza al Commissario delegato Guido Bertolaso e stanzia 30 milioni di fondi per i primi giorni. Alla fine della giornata si stimano 150 morti, 1.500 feriti e 70mila sfollati. Ma il bilancio è destinato a crescere. Sono 100 invece le persone estratte vive grazie all'opera delle squadre di soccorso dei Vigili del fuoco.
7 APRILE: Alle 2 del mattino un applauso liberatorio saluta il salvataggio di Marta, 24 anni, rimasta per più di 23 ore prigioniera tra le macerie. Vengono trovati morti gli ultimi quattro ragazzi sepolti nella Casa dello Studente. In salvo anche una donna di 98 anni, che era già scampata al terremoto della Marsica nel 1915. I numeri sulle vittime del sisma sono discordanti. La Protezione civile parla di 207 morti, il 118 dell'Aquila di 211 mentre altre fonti aggiornano il bilancio a 228. Alle 19.42 un'altra forte scossa di magnitudo 5,3 della scala Richter provoca una vittima a Santa Rufina di Roio, piccola frazione dell'Aquila, e il crollo della Basilica di piazza Duomo. In nottata una ragazza viene estratta viva dopo 42 ore sotto le macerie. E' Eleonora Calesini, 21 anni.
8 APRILE: Si scaverà fino a Pasqua, mentre i funerali sono annunciati per il 10 aprile alle 11.
Il Vaticano lancia un appello a tutti i laboratori di restauro d'Italia affinché adottino un'opera d'arte ''mobile'', cioè trasportabile, rimasta danneggiata nel sisma.
9 APRILE: Si aggrava il bilancio delle vittime, che salgono a 281, venti delle quali hanno meno di 16 anni, mentre una nuova scossa di 3,6 gradi di magnitudo nella Scala Richter colpisce la zona. Napolitano, in visita all'Aquila, invita a un ''esame di coscienza collettivo sulle responsabilità".
10 APRILE: Il cardinale Tarcisio Bertone celebra con il vescovo dell'Aquila i funerali di Stato. Le bare allineate sul piazzale della Scuola della Guardia di Finanza di Coppito sono 205. Presenti tutte le massime autorità. Il bilancio sale a 289 vittime, delle quali 20 bambini, mentre non si ferma lo sciame sismico.
11 APRILE: Sale a 293 il bilancio delle vittime, mentre tutti i dispersi segnalati sono stati trovati, vivi o morti. Si smette di scavare.
12 APRILE: La messa di Pasqua viene celebrata nelle tendopoli d'Abruzzo.
13 APRILE: Scattano le prime verifiche sugli immobili: il 30% degli edifici risulta inagibile, il 50% agibile e il 20% agibile con interventi. Ma, a una settimana dal terremoto che ha messo in ginocchio l'Abruzzo, l'emergenza si chiama freddo. Per i giorni successivi si attendono temperature fino a 3 gradi, mentre pioggia e vento forte aumentano l'emergenza per il soccorso agli sfollati. La Protezione civile accelera il completamento delle strutture e la consegna di stufe negli oltre 100 campi di accoglienza disseminati tra L'Aquila e la provincia.
martedì 30 marzo 2010
"RESTA PUR SEMPRE A ME QUELLA PAROLA" DI ALDA MERINI
Cosa succede quando un’incontro termina, quando finisce una storia, quando una persona alla quale tieni, alla quale vuoi bene non c’è più o quando vola in cielo un nonno, un genitore, una persona all’improvviso?
A parte il dolore della perdita, dell’abbandono, del lutto sicuramente molto forte, il dolore è anche per tutte quelle cose che non sono state dette e non sono state fatte con l’idea che si potevano fare dopo.
Quelle cose lì in realtà sono un canale dove passano dei sentimenti d’amore e se viene troncato così fortemente ci irrigidisce, ci paralizza. Perché l’amore è fluido, l’amore è un continuo movimento, è un qualcosa che si muove, come dei fiori che si aprono, le parole che si dicono, le carezze che si fanno…è un sentimento che si scambia, che va e viene e questo flusso è presente continuamente.
Se questo flusso si blocca, se si interrompe lo scambio con una persona, perché ad esempio ti ha lasciato all’improvviso…..perchè ha detto basta o perché il suo cammino era terminato e ti senti ancora di voler dire delle cose o viverle ancora, tutto rimane dentro e si pietrifica, si cristallizza e diventa una cosa pesante.
Allora importante quando si ha il tempo o si ha solo il momento di percezione di capire questa cosa, dirla subito….esprimerla, tirarla fuori, urlarla, cantarla, dipingerla, disegnarla, leggerla, comporre musica, farsi un dono….
E forse è vero che quando una persona se ne va continua a vivere dentro di noi: bisogna ospitarla nella propria intimità costringendosi quasi.....a donarle la vita più felice che si può.
Alda Merini parla appunto di quella parola che rimane dentro e ci devasta
Resta pur sempre a me quella parola
che non ti ho detto e che mi fa soffrire
cosa languente cosa morta e sola
ma come posso amore dirti e dire
che cosa m’aggredisce se son sola,
cosa più che di te mi fa patire
o io mi sento come una morta viola
che nessuno raccoglie e fa perire
dentro la terra senza che bellezza
venga mai vista in lei, senza che ampiezza
compia sopra ‘sto fiore il suo periglio
però a grazia d’amore io mi appiglio.
cosa languente cosa morta e sola
ma come posso amore dirti e dire
che cosa m’aggredisce se son sola,
cosa più che di te mi fa patire
o io mi sento come una morta viola
che nessuno raccoglie e fa perire
dentro la terra senza che bellezza
venga mai vista in lei, senza che ampiezza
compia sopra ‘sto fiore il suo periglio
però a grazia d’amore io mi appiglio.
Alda Merini
venerdì 26 marzo 2010
Haiti: dopo il terremoto, si scatenano stupratori e pedofili
Prima del terremoto, Haiti era una delle mete favorite non solo del turismo sessuale "ordinario", ma anche di una precisa categoria di stupratori seriali: i pedofili.Tra i pedofili, gli italiani non stanno certo a guardare, e come in tutte le classifiche del peggio, risultano ai primissimi posti. Tra gli stupratori seriali stranieri di Haiti, dopo americani e canadesi, le classifiche delle organizzazioni internazionali inseriscono al terzo posto gli italiani.
Dopo il devastante terremoto che ha colpito Haiti, il fenomeno della pedofilia si è impennato. Nei campi degli sfollati, i casi di stupri e pedofilia sono cresciuti in misura agghiacciante. E' sempre piu' facile stuprare donne e bambini in un Paese che già era poverissimo ed ora è completamente al collasso.
La polizia è inesistente, l'esercito e le "grandi missioni internazionali" si occupano d'altro, e gli unici in grado di offrire un qualche blando supporto sono le associazioni umanitarie.
Da settimane, Amnesty International denuncia questo nuovo dramma haitiano, e la realtà di campi di sfollati divenuti terreno di caccia per stupratori e pedofili, del posto o addirittura giunti appositamemente da Europa e Stati Uniti per approfittare della situazione con una garanzia quasi assoluta di impunità.
Raiperunanotte
PalaDozza strapieno, una folla impressionante fuori dal palazzetto a seguire l'evento, altre duecento piazze collegate sparse in tutta Italia, centinaia di migliaia di accessi sul web, tantissimi ascoltatori attaccati alla radio o alle tv locali, digitali e satellitari. Insomma,Raiperunanotte, la trasmissione organizzata da Michele Santoro in nome della libertà d'espressione, è stata uno straordinario successo e ha sonoramente beffato la censura parafascista del nostro aspirante dittatore in formato tascabile e della sua cricca di leccapiedi. Che però si sono fatti sentire anche nella giornata di ieri, con lo scagnozzo numero uno di Viale Mazzi Mauro Masi che blocca la diretta dell'evento su Rainews 24 e con altri dirigenti della Rai impegnati a minacciare al telefono lo staff di Annozero, ricordando assurdi impegni per un'esclusiva che non c'entra nulla visto che l'iniziativa di ieri era promossa dal sindacato dei giornalisti.
Ora però, finita la festa, è essenziale vigilare affinché tutto torni alla normalità e Santoro, Floris e colleghi possano tornare al loro lavoro, a portare informazione indipendente in una televisione che mai come in queste settimane ha toccato il fondo del servilismo e della propaganda di regime. Una tv dove spadroneggiano dei telegiornali che, come ha scritto qualcuno, assomigliano sempre di più ai cinegiornali dell'Istituto Luce, non a caso ieri multati dall'Acom per l'imbarazzante sproporzione tra tempo dedicato al partito del padrone e tempo dedicato all'opposizione. In media Tg1 e Tg5 hanno concesso al Pdl più del triplo dello spazio riservato al Partito democratico: di fronte a certi numeri anche gli arbitri venduti non possono evitare di fischiare. Anche se, multe simboliche o no, per ora tutto sembra destinato a rimanere com'è.
martedì 23 marzo 2010
Neruda: Posso scrivere i versi più tristi questa notte
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Posso scrivere i versi più tristi questa notte
Scrivere, ad esempio : "La notte è stellata,
e tremolano, azzurri, gli astri in lontananza.
Il vento della notte gira nel cielo e canta."
Posso scrivere i versi più tristi questa notte.
Io l'amai , e a volte anche lei mi amò .
Nelle notti come questa la tenni tra le mie braccia.
La baciai tante volte sotto il cielo infinito.
Lei mi amò, a volte anch'io l'amavo.
Come non amare i suoi grandi occhi fissi.
Posso scrivere i versi più tristi questa notte.
Pensare che non l'ho.
Sentire che l'ho perduta.
Udire la notte immensa, più immensa senza lei.
E il verso cade sull'anima come sull'erba la rugiada.
Che importa che il mio amore non potesse conservarla.
La notte è stellata e lei non è con me.
E' tutto.
In lontananza qualcuno canta.
In lontananza.
La mia anima non si rassegna ad averla perduta.
Come per avvicinarla il mio sguardo la cerca.
Il mio cuore la cerca, e lei non è con me.
La stessa notte che fa biancheggiare gli stessi alberi.
Noi quelli di allora, più non siamo gli stessi.
Più non l'amo, è certo, ma quanto l'amai.
La mia voce cercava il vento per toccare il suo udito.
D'altro.
Sarà di un altro.
Come prima dei suoi baci.
Così come la sua voce, il suo corpo.
E i suoi occhi infiniti.
Più non l'amo, è certo, ma forse l'amo ancora .
E' così breve l'amore, ed è sì lungo l'oblio.
Perché in notti come questa la tenni tra le mie braccia,
la mia anima non si rassegna ad averla perduta.
Benché questo sia l'ultimo dolore che lei mi causa
e questi siano gli ultimi versi che io le scrivo.
.
Pablo Neruda
Posso scrivere i versi più tristi questa notte
Scrivere, ad esempio : "La notte è stellata,
e tremolano, azzurri, gli astri in lontananza.
Il vento della notte gira nel cielo e canta."
Posso scrivere i versi più tristi questa notte.
Io l'amai , e a volte anche lei mi amò .
Nelle notti come questa la tenni tra le mie braccia.
La baciai tante volte sotto il cielo infinito.
Lei mi amò, a volte anch'io l'amavo.
Come non amare i suoi grandi occhi fissi.
Posso scrivere i versi più tristi questa notte.
Pensare che non l'ho.
Sentire che l'ho perduta.
Udire la notte immensa, più immensa senza lei.
E il verso cade sull'anima come sull'erba la rugiada.
Che importa che il mio amore non potesse conservarla.
La notte è stellata e lei non è con me.
E' tutto.
In lontananza qualcuno canta.
In lontananza.
La mia anima non si rassegna ad averla perduta.
Come per avvicinarla il mio sguardo la cerca.
Il mio cuore la cerca, e lei non è con me.
La stessa notte che fa biancheggiare gli stessi alberi.
Noi quelli di allora, più non siamo gli stessi.
Più non l'amo, è certo, ma quanto l'amai.
La mia voce cercava il vento per toccare il suo udito.
D'altro.
Sarà di un altro.
Come prima dei suoi baci.
Così come la sua voce, il suo corpo.
E i suoi occhi infiniti.
Più non l'amo, è certo, ma forse l'amo ancora .
E' così breve l'amore, ed è sì lungo l'oblio.
Perché in notti come questa la tenni tra le mie braccia,
la mia anima non si rassegna ad averla perduta.
Benché questo sia l'ultimo dolore che lei mi causa
e questi siano gli ultimi versi che io le scrivo.
.
Pablo Neruda
venerdì 12 marzo 2010
Avvolte ritornano...
In rete gira uno scritto attribuito ad Elsa Morante che parla di Mussolini ma pare scritto per berlusconi.
Quando l'ho letto ho sentito una strana puzza: troppo moderno, sembra un editoriale di Travaglio. Una ricerca con Google mi ha permesso di trovare, purtroppo non ai primi posti, il documento originale.
Lo pubblico nel seguito con tutti i riferimenti. Lo faccio perchè penso che non si debba modificare il testo di un autore senza avvertirne il lettore.
Il testo è un po' più lungo, meno scorrevole per il gusto moderno, ma il paragone Mussolini/berlusconi è impressionante.
Il popolo italiano, poi, sembra essere solo peggiorato.
Quando l'ho letto ho sentito una strana puzza: troppo moderno, sembra un editoriale di Travaglio. Una ricerca con Google mi ha permesso di trovare, purtroppo non ai primi posti, il documento originale.
Lo pubblico nel seguito con tutti i riferimenti. Lo faccio perchè penso che non si debba modificare il testo di un autore senza avvertirne il lettore.
Il testo è un po' più lungo, meno scorrevole per il gusto moderno, ma il paragone Mussolini/berlusconi è impressionante.
Il popolo italiano, poi, sembra essere solo peggiorato.
Roma 1° maggio 1945
Mussolini e la sua amante Clara Petacci sono stati fucilati insieme, dai partigiani del Nord Italia.
Non si hanno sulla loro morte e sulle circostanze antecedenti dei particolari di cui si possa essere sicuri. Così pure non si conoscono con precisione le colpe, violenze e delitti di cui Mussolini può essere ritenuto responsabile diretto o indiretto nell’alta Italia come capo della sua Repubblica di Sociale.
Per queste ragioni è difficile dare un giudizio imparziale su quest’ultimo evento con cui la vita del Duce ha fine.
Alcuni punti però sono sicuri e cioè: durante la sua carriera, Mussolini si macchiò più volte di delitti che, al cospetto di un popolo onesto e libero, gli avrebbe meritato, se non la morte, la vergogna, la condanna e la privazione di ogni autorità di governo (ma un popolo onesto e libero non avrebbe mai posto al governo un Mussolini). Fra tali delitti ricordiamo, per esempio: la soppressione della libertà, della giustizia e dei diritti costituzionali del popolo (1925), la uccisione di Matteotti (1924), l’aggressione all’Abissinia, riconosciuta dallo stesso Mussolini come consocia alla Società delle Nazioni, società cui l’Italia era legata da patti (1935),la privazione dei diritti civili degli Ebrei, cittadini italiani assolutamente pari a tutti gli altri fino a quel giorno (1938).
Tutti questi delitti di Mussolini furono o tollerati, o addirittura favoriti e applauditi. Ora, un popolo che tollera i delitti del suo capo, si fa complice di questi delitti. Se poi li favorisce e applaude, peggio che complice, si fa mandante di questi delitti. Perché il popolo tollerò favorì e applaudì questi delitti? Una parte per viltà, una parte per insensibilità morale, una parte per astuzia, una parte per interesse o per machiavellismo. Vi fu pure una minoranza che si oppose; ma fu così esigua che non mette conto di parlarne. Finché Mussolini era vittorioso in pieno, il popolo guardava i componenti questa minoranza come nemici del popolo e della nazione, o nel miglior dei casi come dei fessi (parola nazionale assai pregiata dagli italiani). Si rendeva conto la maggioranza del popolo italiano che questi atti erano delitti? Quasi sempre, se ne rese conto, ma il popolo italiano è cosìffatto da dare i suoi voti piuttosto al forte che al giusto; e se lo si fa scegliere fra il tornaconto e il dovere, anche conoscendo quale sarebbe il suo dovere, esso sceglie il suo tornaconto. Mussolini,uomo mediocre, grossolano, fuori dalla cultura, di eloquenza alquanto volgare, ma di facile effetto, era ed è un perfetto esemplare e specchio del popolo italiano contemporaneo.
Presso un popolo onesto e libero, Mussolini sarebbe stato tutto al più il leader di un partito con un modesto seguito e l’autore non troppo brillante di articoli verbosi sul giornale del suo partito. Sarebbe rimasto un personaggio provinciale, un po’ ridicolo a causa delle sue maniere e atteggiamenti, e offensivo per il buon gusto della gente educata a causa del suo stile enfatico, impudico e goffo. Ma forse, non essendo stupido, in un paese libero e onesto, si sarebbe meglio educato e istruito e moderato e avrebbe fatto migliore figura, alla fine.
In Italia, fu il Duce. Perché è difficile trovare un migliore e più completo esempio di Italiano.
Debole in fondo, ma ammiratore della forza, e deciso ad apparire forte contro la sua natura. Venale, corruttibile. Adulatore. Cattolico senza credere in Dio. Corruttore. Presuntuoso: Vanitoso. Bonario. Sensualità facile, e regolare. Buon padre di famiglia, ma con amanti. Scettico e sentimentale. Violento a parole, rifugge dalla ferocia e dalla violenza, alla quale preferisce il compromesso, la corruzione e il ricatto. Facile a commuoversi in superficie, ma non in profondità, se fa della beneficenza è per questo motivo, oltre che per vanità e per misurare il proprio potere. Si proclama popolano, per adulare la maggioranza, ma è snob e rispetta il denaro. Disprezza sufficientemente gli uomini, ma la loro ammirazione lo sollecita.
Come la cocotte che si vende al vecchio e ne parla male con l’amante più valido, così Mussolini predica contro i borghesi; accarezzando impudicamente le masse. Come la cocotte crede di essere amata dal bel giovane, ma è soltanto sfruttata da lui che la abbandonerà quando non potrà più servirsene, così Mussolini con le masse. Lo abbaglia il prestigio di certe parole: Storia, Chiesa, Famiglia, Popolo, Patria, ecc., ma ignora la sostanza delle cose; pur ignorandole le disprezza o non cura, in fondo, per egoismo e grossolanità. Superficiale. Dà più valore alla mimica dei sentimenti , anche se falsa, che ai sentimenti stessi. Mimo abile, e tale da far effetto su un pubblico volgare.
Gli si confà la letteratura amena (tipo ungherese), e la musica patetica (tipo Puccini). Della poesia non gli importa nulla, ma si commuove a quella mediocre (Ada Negri) e bramerebbe forte che un poeta lo adulasse. Al tempo delle aristocrazie sarebbe stato forse un Mecenate, per vanità; ma in tempi di masse, preferisce essere un demagogo.
Non capisce nulla di arte, ma, alla guisa di certa gente del popolo, e incolta, ne subisce un poco il mito, e cerca di corrompere gli artisti. Si serve anche di coloro che disprezza. Disprezzando (e talvolta temendo) gli onesti , i sinceri, gli intelligenti poiché costoro non gli servono a nulla, li deride, li mette al bando.
Si circonda di disonesti, di bugiardi, di inetti, e quando essi lo portano alla rovina o lo tradiscono (com’è nella loro natura), si proclama tradito, e innocente, e nel dir ciò è in buona fede, almeno in parte; giacché, come ogni abile mimo, non ha un carattere ben definito, e s’immagina di essere il personaggio che vuole rappresentare.
Mussolini e la sua amante Clara Petacci sono stati fucilati insieme, dai partigiani del Nord Italia.
Non si hanno sulla loro morte e sulle circostanze antecedenti dei particolari di cui si possa essere sicuri. Così pure non si conoscono con precisione le colpe, violenze e delitti di cui Mussolini può essere ritenuto responsabile diretto o indiretto nell’alta Italia come capo della sua Repubblica di Sociale.
Per queste ragioni è difficile dare un giudizio imparziale su quest’ultimo evento con cui la vita del Duce ha fine.
Alcuni punti però sono sicuri e cioè: durante la sua carriera, Mussolini si macchiò più volte di delitti che, al cospetto di un popolo onesto e libero, gli avrebbe meritato, se non la morte, la vergogna, la condanna e la privazione di ogni autorità di governo (ma un popolo onesto e libero non avrebbe mai posto al governo un Mussolini). Fra tali delitti ricordiamo, per esempio: la soppressione della libertà, della giustizia e dei diritti costituzionali del popolo (1925), la uccisione di Matteotti (1924), l’aggressione all’Abissinia, riconosciuta dallo stesso Mussolini come consocia alla Società delle Nazioni, società cui l’Italia era legata da patti (1935),la privazione dei diritti civili degli Ebrei, cittadini italiani assolutamente pari a tutti gli altri fino a quel giorno (1938).
Tutti questi delitti di Mussolini furono o tollerati, o addirittura favoriti e applauditi. Ora, un popolo che tollera i delitti del suo capo, si fa complice di questi delitti. Se poi li favorisce e applaude, peggio che complice, si fa mandante di questi delitti. Perché il popolo tollerò favorì e applaudì questi delitti? Una parte per viltà, una parte per insensibilità morale, una parte per astuzia, una parte per interesse o per machiavellismo. Vi fu pure una minoranza che si oppose; ma fu così esigua che non mette conto di parlarne. Finché Mussolini era vittorioso in pieno, il popolo guardava i componenti questa minoranza come nemici del popolo e della nazione, o nel miglior dei casi come dei fessi (parola nazionale assai pregiata dagli italiani). Si rendeva conto la maggioranza del popolo italiano che questi atti erano delitti? Quasi sempre, se ne rese conto, ma il popolo italiano è cosìffatto da dare i suoi voti piuttosto al forte che al giusto; e se lo si fa scegliere fra il tornaconto e il dovere, anche conoscendo quale sarebbe il suo dovere, esso sceglie il suo tornaconto. Mussolini,uomo mediocre, grossolano, fuori dalla cultura, di eloquenza alquanto volgare, ma di facile effetto, era ed è un perfetto esemplare e specchio del popolo italiano contemporaneo.
Presso un popolo onesto e libero, Mussolini sarebbe stato tutto al più il leader di un partito con un modesto seguito e l’autore non troppo brillante di articoli verbosi sul giornale del suo partito. Sarebbe rimasto un personaggio provinciale, un po’ ridicolo a causa delle sue maniere e atteggiamenti, e offensivo per il buon gusto della gente educata a causa del suo stile enfatico, impudico e goffo. Ma forse, non essendo stupido, in un paese libero e onesto, si sarebbe meglio educato e istruito e moderato e avrebbe fatto migliore figura, alla fine.
In Italia, fu il Duce. Perché è difficile trovare un migliore e più completo esempio di Italiano.
Debole in fondo, ma ammiratore della forza, e deciso ad apparire forte contro la sua natura. Venale, corruttibile. Adulatore. Cattolico senza credere in Dio. Corruttore. Presuntuoso: Vanitoso. Bonario. Sensualità facile, e regolare. Buon padre di famiglia, ma con amanti. Scettico e sentimentale. Violento a parole, rifugge dalla ferocia e dalla violenza, alla quale preferisce il compromesso, la corruzione e il ricatto. Facile a commuoversi in superficie, ma non in profondità, se fa della beneficenza è per questo motivo, oltre che per vanità e per misurare il proprio potere. Si proclama popolano, per adulare la maggioranza, ma è snob e rispetta il denaro. Disprezza sufficientemente gli uomini, ma la loro ammirazione lo sollecita.
Come la cocotte che si vende al vecchio e ne parla male con l’amante più valido, così Mussolini predica contro i borghesi; accarezzando impudicamente le masse. Come la cocotte crede di essere amata dal bel giovane, ma è soltanto sfruttata da lui che la abbandonerà quando non potrà più servirsene, così Mussolini con le masse. Lo abbaglia il prestigio di certe parole: Storia, Chiesa, Famiglia, Popolo, Patria, ecc., ma ignora la sostanza delle cose; pur ignorandole le disprezza o non cura, in fondo, per egoismo e grossolanità. Superficiale. Dà più valore alla mimica dei sentimenti , anche se falsa, che ai sentimenti stessi. Mimo abile, e tale da far effetto su un pubblico volgare.
Gli si confà la letteratura amena (tipo ungherese), e la musica patetica (tipo Puccini). Della poesia non gli importa nulla, ma si commuove a quella mediocre (Ada Negri) e bramerebbe forte che un poeta lo adulasse. Al tempo delle aristocrazie sarebbe stato forse un Mecenate, per vanità; ma in tempi di masse, preferisce essere un demagogo.
Non capisce nulla di arte, ma, alla guisa di certa gente del popolo, e incolta, ne subisce un poco il mito, e cerca di corrompere gli artisti. Si serve anche di coloro che disprezza. Disprezzando (e talvolta temendo) gli onesti , i sinceri, gli intelligenti poiché costoro non gli servono a nulla, li deride, li mette al bando.
Si circonda di disonesti, di bugiardi, di inetti, e quando essi lo portano alla rovina o lo tradiscono (com’è nella loro natura), si proclama tradito, e innocente, e nel dir ciò è in buona fede, almeno in parte; giacché, come ogni abile mimo, non ha un carattere ben definito, e s’immagina di essere il personaggio che vuole rappresentare.
giovedì 11 marzo 2010
Brividi e rimorsi
Storia del calzino giallo e del gatto che lo fece sparire
mi trovera’ mai qui...he he he
Quella gatta sa il fatto suo..chissa’ se la disadattata si e’ accorta che sa far scattare le mollette da bucato..mi dispiace per mio fratello, pero’ , lui non e’ riuscito a fuggire; Lei l’ha ripreso e chiuso di nuovo in quel cassetto..ma io sono libero, libero!!
Uhm…
La liberta’ non e’ proprio quello che credevo. Qui e’ buio e puzza, invece nel cassetto era buio uguale ma almeno profumava…urgh che succede? Nooo il gatto rosso...che vuoi? Vattene!! Sono proprieta’ di tua sorella la gatta nera, non puoi prendermi nooo nooo lasciami
Oddio mi gira la testa, quel rosso e’ pazzo, ve lo dico io, pazzo da legare..mi ha fatto fare il giro di tutta la casa, mi ha roteato sul letto, sotto il letto, in cucina, sopra la cappa, sul divano, sotto la libreria non so dove sono, chi sono, fratello dove sei, aiuto, salvatemi
Oh..
sei tornata
Mi hai trovato, brava
Rimettimi nel nascondiglio
ATTENTA ARRIVA IL ROSSO
NOoo SCAPPA, BRAVA FUGGI, AIUTO CI ATTACCA
CI ATTACC
…
Ecco, l’hai rotto
No non sono stato io, tu tu l’hai rubato
Io l’ho rubato e messo al sicuro, tu me l’hai stappato di bocca e adesso e’ rotto, animale, violatore, stupratore di calzini, ingestibile razza di ..
Noooo io non lo volevo rompere NON LO VOLEVO ROMPERE ci volevo giocare giocare giocare giocare giocare giocare giocare giocare giocare giocare giocare giocare giocare giocare
Non e’ UNA COSA CON CUI SI GIOCA STUPIDO!!
E allora tu perche’ l’hai preso??PERCHE’??
…Perche’ aveva l’odore della disadattata…
Oh ..
ma allora tu..
le vuoi bene…
No, non mi interessa niente, e’ solo che ha un buon odore. PROFUMA
Siiiiii profuma di mammaaaaaaaaaa di buono e poi e’ morbida e
E piantala idiota che nervi..adesso che facciamo
Tanto lo ha capito che lo abbiamo rubato noi
Si ma prima o poi si aspetta di trovarlo da qualche parte..adesso, invece..
Dobbiamo nasconderlo senno’ ci punisce e poi strilla e poi piange e poi dice il mio calzino dov’e’ l'altro calzino dov..
Zitto ho detto. Fammi pensare
E cosi’ muoio
Per un briciolo di liberta’ che non ho mai nemmeno assaporato
Non vedro’ piu’ i suoi piedini numero 35, gli unici piedini da adulta che potevano portarmi, me, calzino giallo taglia mignon
Muoio, rotto in piu’ punti, devastato dalla furia felina
Muoio qui, sul frigorifero, dove non ha mai pulito da un anno e mezzo; un angolo dimenticato da Dio ma non da quei due maledetti gatti
Muoio
Addio calzino giallo
Ormai sei sparito da due settimane e ho capito come sono andate le cose.
So che sei su quel dannato frigofero, perche’ e’ l’unico punto di casa dove non ho guardato e perche’ ogni volta che mi avvicino al frigo i due mentecatti iniziano a guardarsi tra loro e poi si vanno a nascondere chissa’ dove e non escono piu’ per almeno due ore e anche dopo che escono girano guardinghi e fanno un’aria innocente che si capisce subito che sono colpevoli
Addio calzino giallo
Non sperare che arrivi li’ a pulire
lunedì 8 marzo 2010
E il tempo ti dirà...come ritrovarti
Nick Drake - Time Has told me
E il tempo ti dirà
di starmi vicino
di continuare a cercare
finchè non ci sarà più niente da nascondere...
E allora lascia le strade che ti fanno diventare
quel che non vuoi veramente essere
lascia le strade che ti fanno amare
chi non vuoi veramente amare.
Il tempo mi ha detto
che è difficile trovare una come te
una cura tormentata
per una mente piena di problemi.
E il tempo mi ha detto
di non chiedere di più
perchè un giorno il nostro oceano
troverà la sua riva.
mercoledì 3 marzo 2010
La scatola dei calzini perduti, di Vauro Senesi
E’ in libreria il nuovo romanzo di Vauro, il famigerato vignettista al centro di numerose polemiche per i suoi interventi ad Anno zero. Torna a parlare in questo nuovo libro di persone ai margini. Il protagonista è Madut, un ragazzo del Sudan figlio di una popolazione di pastori che, giunto a Roma per sfuggire alla guerra, si ritrova in una lavanderia a gettoni a mettere da parte in una scatola i calzini dimenticati dai clienti.
La sua storia si intreccia con quelle di altri immigrati, ma anche di prostitute, preti e poliziotti. Alcuni di loro si muovono di soppiatto nella bella capitale, che in apparenza accoglie, ma poi relega in pochi spazi adibiti ai diversi. Dice l’autore: “Questo libro ha un titolo particolare, La scatola dei calzini perduti, perché i calzini sono quelle cose che rivestono i nostri piedi, che ci permettono di camminare, di spostarci, di muoverci e questo libro parla di cammini. In particolare del cammino di un africano che viene da una tribù di persone che vivono a stretto contatto con le mandrie.”
Vauro è stato in quei luoghi di cui parla e ha conosciuto la gente della tribù dei dinka, che definisce dotata di “un’allegria quasi magica”. Non è questo, come si potrebbe pensare, un romanzo sulla tragedia dell’immigrazione, perché Madut si ritrova a Roma per caso, non arriva su un barcone, ma in aereo e lui stesso non si percepisce come immigrato; si vede più portato in un luogo diverso da qualche forza magica.
Vauro Senesi
Piemme, 2009
€ 17,50
giovedì 18 febbraio 2010
'Raccatto i Calzini Di Barack In Giro Per La Casa... Bianca''. In Tv Storia Della Coppia Più Bella (e Potente) Del Mondo
Come si sono conosciuti? Com’è nata la love story? Dove si sono dati il primo bacio Michelle e Barack Obama? Poco dopo l’anteprima mondiale e l’uscita americana sbarca in Italia un documentario inedito (in onda domani su 'Lei' canale 125 di Sky) che racconta attraverso immagini, testimonianze e filmati ufficiali, aspetti pubblici e privati della coppia più glamour e potente del mondo.
Il documentario indaga il rapporto fra l’amore di coppia e le strategie politiche. L’intesa perfetta fra i due è stata al centro della campagna elettorale di Obama, che da subito si è presentato come un uomo innamorato di sua moglie e delle sue figlie. La figura di Michelle, su cui gli esperti d’immagine dello staff di Obama hanno lavorato per renderla la moglie in cui tutte le donne d’America possano identificarsi, viene presentata nei suoi lati più inediti e curiosi.
Per questo Michelle racconta nei talk show gli aspetti più quotidiani della sua vita accanto al presidente degli Stati Uniti, rivelando – per sincerità o strategia comunicativa? - come, allo stesso modo delle mogli 'sconosciute', debba raccogliere i calzini sporchi che il marito abbandona in casa.
E ora che la campagna elettorale si è conclusa, Barack e Michelle devono mantenere nella vita privata e agli occhi del mondo quell’immagine di coppia felice e perfetta che tanto è servita a rendere gli Obama un simbolo per tutte le coppie d’America.
domenica 20 dicembre 2009
Quanti calzini fanno un paio?
Come eseguire a mente un’operazione apparentemente impossibile? Come stupire gli amici con magici giochi di carte? C’è un segreto per risolvere velocemente un Sudoku? E per leggere il pensiero? Tutti, molto probabilmente, ci siamo posti una di queste domande, e tutti, certamente, sappiamo che le risposte ci obbligano a fare i conti con la matematica. La matematica è quella cosa, dice Eastaway, che «spesso ci fa sentire stupidi e anche un po’ arrabbiati», e alla fine ci porta a dire, con uno stizzito atteggiamento di rinuncia: «Ma, dopo tutto, chi se ne importa?». Questo libro, divertente, incalzante e istruttivo, lancia una sfida a tutti coloro che non si sentono portati per la matematica, una sfida che davvero vale la pena di raccogliere: dopo averlo letto, anche loro potranno dire che la ma tematica è interessante, creativa e bella.
mercoledì 16 dicembre 2009
Asciuga Calzini a controllo dinamico
Finalmente una Machina che mette la parola FINE al problema dei Calzini Bagnati!
Mediante un semplice Meccanismo Rotorio, i calzini, opportunamente infilati nell'apposito Supporto Rotante, vengono asciugati con un soffio d'aria Deumidificata.
L'Unità Centrale a emissione Fotonica consente un totale controllo dinamico, non solo per quanto riguarda la Velocità di Rotazione, ma anche in relazione all'Accelerazione Centripeta!
Come potreste farne a meno?
Notate (in basso a sinistra) la comoda Periferica di Controllo, per tenere sempre sott'occhio i semplici Parametri di Funzionamento della Macchina!
Funziona con 24 batterie Ricaribabili 1,2V. Con un unico cambio di batterie potete asciugare fino a 12 calzini!!!
Notizia Ansa: L'italia rivoltata come un calzino...
Questa mattina all’alba il presidente dell’Italia Dei Valori Antonio Di Pietro è stato arrestato come mandante dell’attentato terroristico a Silvio Berlusconi.
L’attacco è stato portato a segno da uno spettatore di AnnoZero militante di AlQaida: da mesi l’organizzazione facente capo a Francesco Guccini pianificava di far saltare in aria il Duomo di Milano.
Nell’abitazione dell’ex magistrato è stato rivenuto un vero e proprio arsenale composto da una miniatura della Torre Eiffel, due gondole e una matrioska di fabbricazione russa che gli artificieri stanno tentando di disinnescare.
I bodyguard di Berlusconi si sono insospettiti quando hanno notato che l’ordigno ne conteneva al suo interno un altro che ne conteneva un altro che ne conteneva un altro, nella tipica configurazione a grappolo.
È polemica sulla mancata sicurezza. «Perché - domanda il direttore del Tg1 Minzolini - è stata ignorata la perizia psichiatrica effettuata nel 2006 da Berlusconi sui magistrati, già allora definiti ‘persone mentalmente disturbate’?». Il ministro Brunetta invita la sinistra a non fomentare un clima d’odio: «A mmerde, annatevene a morì ammazzate, ma ve la piantate de fomentà ‘sto clima d’odio?!».
Gli fa eco La Russa, che ha più volte ribadito che i magistrati «Possono morire, possono morire!». E possono morire anche i detenuti. Di Pietro non sarà processato perché i processi, per garantire una maggiore sicurezza del premier, sono stati aboliti.
Abolite anche le grandi opere, per evitare la proliferazione di miniature delle grandi opere. Giro di vite sulle tifoserie violente, sobillate dal Csm. Abolita quella dell’Inter (sono interisti 5 giudici togati su 16). Per Casini si tratta di un provvedimento eccessivo. Per Bonaiuti di un provvedimento necessario, dato che è stato abolito l’Inter, che odia il Milan anche se il Milan ama tutti. Abolita infine la Costituzione perché se inavvertitamente la appallottoli e la lanci in un occhio a qualcuno, come è capitato di fare a Calderoli, puoi fargli male.
mercoledì 4 novembre 2009
La morte è l'unica cosa seria della vita. E anche quella nemmeno troppo.
Un cimitero piccolo, scosceso, tutto in salita. Tutto verde e grigio. Verdi i cipressi, grigio il cielo basso, verde il prato, grigie le lapidi. Una zanzara flette le sue zampe sull'angolo di una croce.
La pioggia è nell'aria. E' quasi come se fosse già caduta. Il vento sempre più forte. Il vento è grigio, ovviamente. I cipressi non sono cipressi: sono giunchi. Sono fragilissimi, sono flessibili, sono impotenti. Il cielo è sempre più basso: tende il suo stomaco su quel quadrato di terra. Di quello che sta fuori non gli importa.
Vento, vento, vento. Venti le persone che su quel terreno in pendenza si inerpicano come capre in cerca di un masso salato da leccare. Tutti che cercano di avvicinarsi al cappotto di legno fiorito di un uomo che fino a pochi giorni fa aveva mangiato, parlato, pisciato e sofferto. E ora non più.
Da un lato il sacerdote nei suoi bellissimi paramenti: l'abito è bianco, la stola viola, che quando si tratta di funerali è la morte sua. Sputacchia qualche frase dalle fessure della sua dentiera, qualche frase su come quell'uomo che non conosce ha onorato una vita che non sa.
Ogni tanto lascia cadere qualche spruzzo di acquasanta su quei fiori lugubri che ben presto saranno, per fortuna, celati da un metro di terra. Il cielo lo imita e lascia cadere qualche goccia del suo profano carico di pioggia.
E poi: un ironico mulinello solleva l'abito liturgico e lascia vedere quei comunque mondi scarponcini di vernice nera che ogni sacerdote ha nel suo armadio. Scopre, però, anche dei non mondi calzini di spugna con una grechina rosa sul bordo superiore e un paio di decrepiti polpacci pelosi.
Una ragazza ridacchia e si cala meglio sul capo il suo cappello, fingendo di tossicchiare. Poi tace, si fa seria per un attimo...Poi scoppietta, sbuffa...Ridacchia ancora.
Poi basta. Poi ci si avvia all'uscita e si chiede:"Quanti esami gli mancano a tuo figlio?", "Hai visto qualche bel film al cinema?", "Uh, come si è fatto tardi! Cosa preparerò per cena!". E si va a casa, chè si è fatto tardi.
Perchè alla fine mangiare, parlare, pisciare e soffrire e poi non più è la morte, che poi èla vita. Tantissimo di triste, ma niente di strano.
Tutto sommato quel giorno, il vento che ha sollevato la gonna al prete, l'ha detto a tutti, che si può ridere anche di quelle situazioni lì, con rispetto parlando.
Mi fa ridere che Vescovi, Papi e tutta quella gente rigorosamente dotata di pelosi polpacci profani appena qualche centimetro più su del bordo delle loro babbucce rosse, emani appelli di vita dopo aver emanato innumerevoli sentenze di morte.
E mi fa ridere che sempre loro, che a quanto pare preferiscono trattare il tema della morte per fame di una persona ridotta allo stato di un cactus, snobbando quelli che sempre di fame moriranno, ma potendo contarne i morsi uno ad uno, non si siano presi la briga nemmeno di controllare su un dizionario italiano il significato del termine "eutanasia"...No, non in quel librone nero là, Benny, che il vecchio testamento non è proprio aggiornatissimo...
Vento, vento, vento. Venti le persone che su quel terreno in pendenza si inerpicano come capre in cerca di un masso salato da leccare. Tutti che cercano di avvicinarsi al cappotto di legno fiorito di un uomo che fino a pochi giorni fa aveva mangiato, parlato, pisciato e sofferto. E ora non più.
Da un lato il sacerdote nei suoi bellissimi paramenti: l'abito è bianco, la stola viola, che quando si tratta di funerali è la morte sua. Sputacchia qualche frase dalle fessure della sua dentiera, qualche frase su come quell'uomo che non conosce ha onorato una vita che non sa.
Ogni tanto lascia cadere qualche spruzzo di acquasanta su quei fiori lugubri che ben presto saranno, per fortuna, celati da un metro di terra. Il cielo lo imita e lascia cadere qualche goccia del suo profano carico di pioggia.
E poi: un ironico mulinello solleva l'abito liturgico e lascia vedere quei comunque mondi scarponcini di vernice nera che ogni sacerdote ha nel suo armadio. Scopre, però, anche dei non mondi calzini di spugna con una grechina rosa sul bordo superiore e un paio di decrepiti polpacci pelosi.
Una ragazza ridacchia e si cala meglio sul capo il suo cappello, fingendo di tossicchiare. Poi tace, si fa seria per un attimo...Poi scoppietta, sbuffa...Ridacchia ancora.
Poi basta. Poi ci si avvia all'uscita e si chiede:"Quanti esami gli mancano a tuo figlio?", "Hai visto qualche bel film al cinema?", "Uh, come si è fatto tardi! Cosa preparerò per cena!". E si va a casa, chè si è fatto tardi.
Perchè alla fine mangiare, parlare, pisciare e soffrire e poi non più è la morte, che poi è
Tutto sommato quel giorno, il vento che ha sollevato la gonna al prete, l'ha detto a tutti, che si può ridere anche di quelle situazioni lì, con rispetto parlando.
Mi fa ridere che Vescovi, Papi e tutta quella gente rigorosamente dotata di pelosi polpacci profani appena qualche centimetro più su del bordo delle loro babbucce rosse, emani appelli di vita dopo aver emanato innumerevoli sentenze di morte.
E mi fa ridere che sempre loro, che a quanto pare preferiscono trattare il tema della morte per fame di una persona ridotta allo stato di un cactus, snobbando quelli che sempre di fame moriranno, ma potendo contarne i morsi uno ad uno, non si siano presi la briga nemmeno di controllare su un dizionario italiano il significato del termine "eutanasia"...No, non in quel librone nero là, Benny, che il vecchio testamento non è proprio aggiornatissimo...
Dimmi che calzini indossi e ti dirò chi sei
I calzini svolgono un ruolo molto importante nella vita d’ogni uomo, la carriera politica, professionale o le romantiche conquiste dipendono spesso da un paio di calzini ...
Una donna può scoprire molto sul suo uomo, osservando con più attenzione i suoi calzini.
I calzini sono un accessorio non trascurabile dell'abbigliamento maschile, si pongono alla stessa stregua delle cravatte, orologi, gemelli per i polsini.
In effetti, un paio di calzini può dire molto sul carattere delle persone:
- la maggior parte degli uomini razionali e pratici indossa calzini neri perché il nero è un colore universale che va bene su tutto;
- i conservatori che non accolgono favorevolmente cambiamenti nella loro vita, amano indossare calzini di colore grigio o marrone;
- i calzini color verde attrae i militari e quelli che simpatizzano o sono attivisti di Greenpeace;
- i calzini color blu, indicano la natura romantica di un uomo;
- i calzini color bianco, è la miglior scelta per gli uomini che amano lo sport, vanno in vacanza, indossano jeans o i pantaloncini corti. I calzini bianchi sono inammissibili quando s'indossano completi grigi o scuri.
I calzini rossi indicano un uomo che ha stile ma anche quello che li indossa per il gusto di indossarli senza seguire le mode.
I calzini decorati con ornamenti vari, possono fornire ulteriori indizi caratteriali: figure geometriche a rombo o righe, indicano le caratteristiche di un uomo alla ricerca di una sistemazione stabile, forse un punto di partenza (evidentemente ancora non ha trovato la quadratura del calzino).
In conclusione per tutte/tutti quelli che s'imbarcano in possibili storie d'amore, ecco qualche indizio che può tornar utile: non sempre l'uomo che indossa calzini con disegni di fiori, piccoli soli e coniglietti, è un potenziale playboy, il più delle volte è semplicemente un uomo con un buon senso dell'umorismo.
Fonte : The life of a man depends on a pair of socks
I calzini sono un accessorio non trascurabile dell'abbigliamento maschile, si pongono alla stessa stregua delle cravatte, orologi, gemelli per i polsini.
In effetti, un paio di calzini può dire molto sul carattere delle persone:
- la maggior parte degli uomini razionali e pratici indossa calzini neri perché il nero è un colore universale che va bene su tutto;
- i conservatori che non accolgono favorevolmente cambiamenti nella loro vita, amano indossare calzini di colore grigio o marrone;
- i calzini color verde attrae i militari e quelli che simpatizzano o sono attivisti di Greenpeace;
- i calzini color blu, indicano la natura romantica di un uomo;
- i calzini color bianco, è la miglior scelta per gli uomini che amano lo sport, vanno in vacanza, indossano jeans o i pantaloncini corti. I calzini bianchi sono inammissibili quando s'indossano completi grigi o scuri.
I calzini rossi indicano un uomo che ha stile ma anche quello che li indossa per il gusto di indossarli senza seguire le mode.
I calzini decorati con ornamenti vari, possono fornire ulteriori indizi caratteriali: figure geometriche a rombo o righe, indicano le caratteristiche di un uomo alla ricerca di una sistemazione stabile, forse un punto di partenza (evidentemente ancora non ha trovato la quadratura del calzino).
In conclusione per tutte/tutti quelli che s'imbarcano in possibili storie d'amore, ecco qualche indizio che può tornar utile: non sempre l'uomo che indossa calzini con disegni di fiori, piccoli soli e coniglietti, è un potenziale playboy, il più delle volte è semplicemente un uomo con un buon senso dell'umorismo.
Stralci di diario: un calzino in Abruzzo
4 giugno 2009
Andar via da Coppito…………………
quando proprio non vorresti, quando il tuo spirito ha deciso di tardare a raggiungerti...e allora lo lasci là...
tra la splendida coraggiosa gente con la quale hai scambiato la ricchezza dell’anima, la gratitudine;
tra gli alberi, sentinelle di quella collinetta verde del campo di Murata Gigotti dove rivedi giocare e correre i bimbi che ti hanno tenuto per mano in questi giorni;
negli occhi, nei sorrisi, negli abbracci, negli scherzi dei tanti volontari che danno instancabilmente;
che lasci nel clown che viene dopo di te.
Siamo partiti con la leggerezza nel cuore ma il timore di non essere all’altezza, di sbagliare o di fare poco o nulla ...appariva qua e là anche se cercavi di non farlo venir fuori.
E’ stato sorprendente anche per noi quando il clown, l’inadeguato..., è uscito fuori.
Col suo modo di fare, di essere, con la sua “buffosità”, con la sua stupidità potente e stupe-facente, in un quotidiano che non è più lo stesso e al quale tutti siamo legati.
Ora che l’attenzione mediatica si è impietosamente ridotta ci si è ritrovati in questo enorme campeggio blu che sembra appartenere ad un'altra dimensione.
Inutile perdere più di due giorni per cercare le parole che descrivano ciò che appare ai nostri occhi. Ci siam fermati ad una sola: Surreale.
Migliaia di abruzzesi dal giorno del terremoto dormono lontani dalle proprie case, molti non vogliono più tornaci in una casa. Chissà quanta la paura avvertita per far parlare così finanche omaccioni che nulla sembrerebbero dover temere…
Bimbi che sospendono ogni gioco al frusciar del vento e al picchettare della pioggia.
E allora via...presente...con i tuoi giochi inventati improvvisati richiesti mai apparsi inopportuni e accolti con un sorriso. Con i tuoi colori, con il tuo tacere, con la tua spalla, con le tue bolle che catturano anche gli sguardi più diffidenti e li trasformano sciogliendoli in magia, in musica, in emozioni...arrivando fino all’anima.
Un viso dagli occhi bagnati che fa su e giù mentre ci viene incontro e richiede un abbraccio, farà parte del nostro zaino, insieme a 1000 memorie, quando andremo via.
Come quella di Maria, che insieme alla figlia Valentina si aspettano la visita dei clown dottori nel loro giro tende, ci accoglie e continua a dirmi “non voglio parlarne...non voglio proprio parlarne” ma proprio in quel momento comincia a narrare ricordando lo “sciame”, sorpresi nel sonno e con il tuono del terremoto impresso nella mente.
Quel rumore sordo ha inghiottito, distrutto tutto quello che possedevano e li ha costretti in una casa blè, di tela.
E ancora quelle notti da sfollati, nelle macchine, intorno al fuoco a parlare, a consolarsi, a farsi coraggio.
Poi, dopo tutto questo, arriva finalmente il momento della lucidità e con essa il timore di un futuro instabile.
La gente abruzzese tutta, comincia a domandarsi che cosa succederà davvero domani, e domani?
E poi sempre presente la paura. Paura per le scosse che continuano, di giorno e di notte ma che è soprattutto paura di rimanere bloccati nelle tende, perché ogni scossa ti allontana ogni giorno di più, un po’ di più, dalla possibilità di ritornare a casa. Ogni nuova scossa crea nuova paura perché allarga il senso attuale della precarietà. Fa temere che non finirà più.
Dopo due mesi sono ancora negli accampamenti, otto persone per tenda. Spesso non appartengono nemmeno allo stesso nucleo familiare, e ci sono persino famiglie divise.
Una vita durissima.
Tra il freddo della sera e il caldo soffocante del giorno (quando si ringrazia “meno male che oggi non piove), campare sotto quei teli richiede pazienza. Come pazienti, fieri, dignitosi, silenziosi sono le persone d’Abruzzo. Pacati ma non rassegnati perché la vita continua.
Come tutti gli abruzzesi, ringraziano col cuore per la solidarietà di cui sono stati oggetto, per la vicinanza di tutti.
In tutto questo…il clown. A lui ci si affida, ci si confida, si chiede. Diventa la loro voce, la voce di molti...per narrare ciò che si ha dentro, per tirare fuori, per dire ciò che non vorrebbe essere chiesto. Ma a un clown tra scherzo, fiducia e soavità lo si permette.
E ci si sente, si diventa collante tra coloro che forti ma spersi hanno subito e vivono dentro mille timori, privati della loro “normalità” e i tanti angeli che provvedono per loro.
E lo fa smorzando, addolcendo le regole che si rendono necessarie(!?!) ma che avvolte stridono e graffiano chi ha già patito. Lui può permettersi di ammorbidirle un po’, anche solo con l’ascolto, riportando l’ilarità tra le fatiche e gli sforzi di tutti, ridipingendo i rapporti.
Avvolte bastano la conquista di un paio di scarpe, un vestito nero, di caramelle.
Un ponte, un collante, un mastice...tra le istituzioni, le organizzazioni e la gente...ecco cosa intendevano Leo e Lucia. Il mastice lo abbiamo sentito addosso.
Inizialmente solo gioco, leggerezza. Quella spensieratezza che ha permesso di esserci davvero, di scambiare, di reinventare, di ri-creare.
In un’atmosfera onirica dove non comprendi dove finisce il campeggio e inizia il disagio, dove non riesci a descrivere ciò che vedi, dove tutto è scomparso, tutto è stato portato spazzato via.
Dove noi tutti ci rendiamo conto di toccare qualcosa di prezioso, qualcosa che è emerso dalle macerie. Un grande faro che illumina di un’umanità profonda, vera, desiderosa di contatto. Un faro che abbaglia tutti.
Tutti hanno perso le barriere e sono tutti nudi uno di fronte all’atro. Pelle con pelle, dialogando senza parole.
Comprendo adesso perché in tanti vanno, perché altri restano e in molti ritornano. Si respira l’uomo...Ecco perché questo mal d’Abruzzo che portiamo dentro.
Viene in giorno che abbiamo cercato di fermare. Il passaggio di consegne prima di andar via.
Il giorno in cui vai via dicendo “Ciao”.
Con bimbi e adulti, si crea uno strano legame con loro e ci si sente una responsabilità addosso. In questi giorni si è lavorato sulla figura del clown. È lui che deve esserci non calzino o cianciana o sbrizza o mentuccia, non mascalzone o caciotta. Non quel clown ma il clown.
E’ come se ci fosse continuità tra chi va via e chi arriva, come se l’uno si dissolvesse nell’altro. Era stata nostra attenzione fa capire ai bimbi e adulti, che veloci si erano affidati a noi, che il nostro andar via non doveva essere vissuto con tristezza perché avrebbero conosciuto altri clown più di quanto noi stessi avessimo mai fatto.
Ho vissuto intensamente questo momento quando al campo di Coppito basso di fronte ad una numerosa ciurma di folli colorati che scendeva dalla clownmobile si son trovati i bimbi del campo intenti nei loro giochi. Alla presentazione dei nuovi arrivati: Bianchetto, Petronilla, Baracca e Muesli è partito un primo “no! non li voglio vedere neanche” di Luca e Simone che si rifugiavano tirandoci a loro. Sapevo divertito che non sarebbe durato molto. Tanto il lavoro prezioso fatto da chi ci ha preceduto da far comprendere a tutti quanto da scoprire vi sia in ogni clown da non resistere a frenare la curiosità nell’andarlo a scovare. Ha così risposto l’equipes intera, con il moscerino di muesli, seguita da Petronilla. E Bianchetto e Baracca che calamitavano gli sguardi proprio di Luca e Simone.
Un attimo e Valentina mi ruba il cappello per farmi restare. Ma poi scambia il suo broncio con il fiore che era attaccato al mio baschetto e mi dona in cambio un sorriso.
Io e Mentuccia felici e divertiti, facciamo un passo indietro come coloro che si muovono verso le quinte per lasciare spazio ad un nuovo atto.
Sembra proprio scorrere una porta di vetro satinato che ti porta via. Ancora un attimo per venire accalappiato da una collanina fatta da Jenny “ posso regalarti questa Calzino? L’ho fatta per te! – Davverooooo, per me? E’ bellissima grazie!...Questo è il mio primo naso rosso, tienilo tu. Grazie tesoro, davvero bellissima. Un bacio".
Quella porta adesso si richiude di nuovo ma sembra fatta di plasma...No...sono le mie lacrime...
Via...ehmm è...tardi.
In Macchina c’è una bella euforia per aver fatto breccia, io e Mentuccia viviamo in silenzio questo addio. Dietro un naso rosso c’è sempre l’uomo, che in questo momento non vorrebbe andar via e pianti e saluti sono difficili da mandar giù
Torniamo a casa ma il nostro pensiero si svolge come un’enorme gomitolo rosso il cui capo rimane impigliato al cancello del campo di Coppito.
Sul bus scorrono tutte le sequenze senza ordine di tempo fino arrivare a alle preoccupazioni di domani «ci voleva anche la pioggia ad accanirsi a giugno, prego che smetta».
Il silenzio ha accompagnato il nostro ritorno, adesso il surreale è fuori dalla terra abruzzese.
Ci si sente inadeguati, si sta male, si piange e ci si commuove. Vorresti essere lì. “Senti” il calore di quella luce che chiama. Da bravi clown riconosciamo le nostre emozioni, sbandiamo un po’, vogliamo starci per ritornare.
Ci si stringe, basta solo il silenzio per farsi coraggio. Momenti, ancora una volta, per ricordare.
Poi, dopo tutto questo, pian piano arriva finalmente il momento della chiarezza per il dono che portiamo dentro e la consapevolezza di voler tornare.
Oggi...dico grazie...perchè il desktop del mio computer non è più nero. Lo era da tempo, adesso splende di colori, di sorrisi, di gente, di una terra...che fa tremare dentro.
Andar via da Coppito…………………
quando proprio non vorresti, quando il tuo spirito ha deciso di tardare a raggiungerti...e allora lo lasci là...
tra la splendida coraggiosa gente con la quale hai scambiato la ricchezza dell’anima, la gratitudine;
tra gli alberi, sentinelle di quella collinetta verde del campo di Murata Gigotti dove rivedi giocare e correre i bimbi che ti hanno tenuto per mano in questi giorni;
negli occhi, nei sorrisi, negli abbracci, negli scherzi dei tanti volontari che danno instancabilmente;
che lasci nel clown che viene dopo di te.
Siamo partiti con la leggerezza nel cuore ma il timore di non essere all’altezza, di sbagliare o di fare poco o nulla ...appariva qua e là anche se cercavi di non farlo venir fuori.
E’ stato sorprendente anche per noi quando il clown, l’inadeguato..., è uscito fuori.
Col suo modo di fare, di essere, con la sua “buffosità”, con la sua stupidità potente e stupe-facente, in un quotidiano che non è più lo stesso e al quale tutti siamo legati.
Ora che l’attenzione mediatica si è impietosamente ridotta ci si è ritrovati in questo enorme campeggio blu che sembra appartenere ad un'altra dimensione.
Inutile perdere più di due giorni per cercare le parole che descrivano ciò che appare ai nostri occhi. Ci siam fermati ad una sola: Surreale.
Migliaia di abruzzesi dal giorno del terremoto dormono lontani dalle proprie case, molti non vogliono più tornaci in una casa. Chissà quanta la paura avvertita per far parlare così finanche omaccioni che nulla sembrerebbero dover temere…
Bimbi che sospendono ogni gioco al frusciar del vento e al picchettare della pioggia.
E allora via...presente...con i tuoi giochi inventati improvvisati richiesti mai apparsi inopportuni e accolti con un sorriso. Con i tuoi colori, con il tuo tacere, con la tua spalla, con le tue bolle che catturano anche gli sguardi più diffidenti e li trasformano sciogliendoli in magia, in musica, in emozioni...arrivando fino all’anima.
Un viso dagli occhi bagnati che fa su e giù mentre ci viene incontro e richiede un abbraccio, farà parte del nostro zaino, insieme a 1000 memorie, quando andremo via.
Come quella di Maria, che insieme alla figlia Valentina si aspettano la visita dei clown dottori nel loro giro tende, ci accoglie e continua a dirmi “non voglio parlarne...non voglio proprio parlarne” ma proprio in quel momento comincia a narrare ricordando lo “sciame”, sorpresi nel sonno e con il tuono del terremoto impresso nella mente.
Quel rumore sordo ha inghiottito, distrutto tutto quello che possedevano e li ha costretti in una casa blè, di tela.
E ancora quelle notti da sfollati, nelle macchine, intorno al fuoco a parlare, a consolarsi, a farsi coraggio.
Poi, dopo tutto questo, arriva finalmente il momento della lucidità e con essa il timore di un futuro instabile.
La gente abruzzese tutta, comincia a domandarsi che cosa succederà davvero domani, e domani?
E poi sempre presente la paura. Paura per le scosse che continuano, di giorno e di notte ma che è soprattutto paura di rimanere bloccati nelle tende, perché ogni scossa ti allontana ogni giorno di più, un po’ di più, dalla possibilità di ritornare a casa. Ogni nuova scossa crea nuova paura perché allarga il senso attuale della precarietà. Fa temere che non finirà più.
Dopo due mesi sono ancora negli accampamenti, otto persone per tenda. Spesso non appartengono nemmeno allo stesso nucleo familiare, e ci sono persino famiglie divise.
Una vita durissima.
Tra il freddo della sera e il caldo soffocante del giorno (quando si ringrazia “meno male che oggi non piove), campare sotto quei teli richiede pazienza. Come pazienti, fieri, dignitosi, silenziosi sono le persone d’Abruzzo. Pacati ma non rassegnati perché la vita continua.
Come tutti gli abruzzesi, ringraziano col cuore per la solidarietà di cui sono stati oggetto, per la vicinanza di tutti.
In tutto questo…il clown. A lui ci si affida, ci si confida, si chiede. Diventa la loro voce, la voce di molti...per narrare ciò che si ha dentro, per tirare fuori, per dire ciò che non vorrebbe essere chiesto. Ma a un clown tra scherzo, fiducia e soavità lo si permette.
E ci si sente, si diventa collante tra coloro che forti ma spersi hanno subito e vivono dentro mille timori, privati della loro “normalità” e i tanti angeli che provvedono per loro.
E lo fa smorzando, addolcendo le regole che si rendono necessarie(!?!) ma che avvolte stridono e graffiano chi ha già patito. Lui può permettersi di ammorbidirle un po’, anche solo con l’ascolto, riportando l’ilarità tra le fatiche e gli sforzi di tutti, ridipingendo i rapporti.
Avvolte bastano la conquista di un paio di scarpe, un vestito nero, di caramelle.
Un ponte, un collante, un mastice...tra le istituzioni, le organizzazioni e la gente...ecco cosa intendevano Leo e Lucia. Il mastice lo abbiamo sentito addosso.
Inizialmente solo gioco, leggerezza. Quella spensieratezza che ha permesso di esserci davvero, di scambiare, di reinventare, di ri-creare.
In un’atmosfera onirica dove non comprendi dove finisce il campeggio e inizia il disagio, dove non riesci a descrivere ciò che vedi, dove tutto è scomparso, tutto è stato portato spazzato via.
Dove noi tutti ci rendiamo conto di toccare qualcosa di prezioso, qualcosa che è emerso dalle macerie. Un grande faro che illumina di un’umanità profonda, vera, desiderosa di contatto. Un faro che abbaglia tutti.
Tutti hanno perso le barriere e sono tutti nudi uno di fronte all’atro. Pelle con pelle, dialogando senza parole.
Comprendo adesso perché in tanti vanno, perché altri restano e in molti ritornano. Si respira l’uomo...Ecco perché questo mal d’Abruzzo che portiamo dentro.
Viene in giorno che abbiamo cercato di fermare. Il passaggio di consegne prima di andar via.
Il giorno in cui vai via dicendo “Ciao”.
Con bimbi e adulti, si crea uno strano legame con loro e ci si sente una responsabilità addosso. In questi giorni si è lavorato sulla figura del clown. È lui che deve esserci non calzino o cianciana o sbrizza o mentuccia, non mascalzone o caciotta. Non quel clown ma il clown.
E’ come se ci fosse continuità tra chi va via e chi arriva, come se l’uno si dissolvesse nell’altro. Era stata nostra attenzione fa capire ai bimbi e adulti, che veloci si erano affidati a noi, che il nostro andar via non doveva essere vissuto con tristezza perché avrebbero conosciuto altri clown più di quanto noi stessi avessimo mai fatto.
Ho vissuto intensamente questo momento quando al campo di Coppito basso di fronte ad una numerosa ciurma di folli colorati che scendeva dalla clownmobile si son trovati i bimbi del campo intenti nei loro giochi. Alla presentazione dei nuovi arrivati: Bianchetto, Petronilla, Baracca e Muesli è partito un primo “no! non li voglio vedere neanche” di Luca e Simone che si rifugiavano tirandoci a loro. Sapevo divertito che non sarebbe durato molto. Tanto il lavoro prezioso fatto da chi ci ha preceduto da far comprendere a tutti quanto da scoprire vi sia in ogni clown da non resistere a frenare la curiosità nell’andarlo a scovare. Ha così risposto l’equipes intera, con il moscerino di muesli, seguita da Petronilla. E Bianchetto e Baracca che calamitavano gli sguardi proprio di Luca e Simone.
Un attimo e Valentina mi ruba il cappello per farmi restare. Ma poi scambia il suo broncio con il fiore che era attaccato al mio baschetto e mi dona in cambio un sorriso.
Io e Mentuccia felici e divertiti, facciamo un passo indietro come coloro che si muovono verso le quinte per lasciare spazio ad un nuovo atto.
Sembra proprio scorrere una porta di vetro satinato che ti porta via. Ancora un attimo per venire accalappiato da una collanina fatta da Jenny “ posso regalarti questa Calzino? L’ho fatta per te! – Davverooooo, per me? E’ bellissima grazie!...Questo è il mio primo naso rosso, tienilo tu. Grazie tesoro, davvero bellissima. Un bacio".
Quella porta adesso si richiude di nuovo ma sembra fatta di plasma...No...sono le mie lacrime...
Via...ehmm è...tardi.
In Macchina c’è una bella euforia per aver fatto breccia, io e Mentuccia viviamo in silenzio questo addio. Dietro un naso rosso c’è sempre l’uomo, che in questo momento non vorrebbe andar via e pianti e saluti sono difficili da mandar giù
Torniamo a casa ma il nostro pensiero si svolge come un’enorme gomitolo rosso il cui capo rimane impigliato al cancello del campo di Coppito.
Sul bus scorrono tutte le sequenze senza ordine di tempo fino arrivare a alle preoccupazioni di domani «ci voleva anche la pioggia ad accanirsi a giugno, prego che smetta».
Il silenzio ha accompagnato il nostro ritorno, adesso il surreale è fuori dalla terra abruzzese.
Ci si sente inadeguati, si sta male, si piange e ci si commuove. Vorresti essere lì. “Senti” il calore di quella luce che chiama. Da bravi clown riconosciamo le nostre emozioni, sbandiamo un po’, vogliamo starci per ritornare.
Ci si stringe, basta solo il silenzio per farsi coraggio. Momenti, ancora una volta, per ricordare.
Poi, dopo tutto questo, pian piano arriva finalmente il momento della chiarezza per il dono che portiamo dentro e la consapevolezza di voler tornare.
Oggi...dico grazie...perchè il desktop del mio computer non è più nero. Lo era da tempo, adesso splende di colori, di sorrisi, di gente, di una terra...che fa tremare dentro.
lunedì 2 novembre 2009
Calzini Sul Como' (ti amo ma non li trovo)
La vita potrebbe essere meravigliosa se non ci fossero disastri sentimentali.
Non ci sarebbero neanche le guerre.
Io mi sento di poter affrontare questo tema di fronte a una platea solo perché, modestamente, nel settore patimenti amorosi strazianti, notti insonni a piangere e a strapparsi i capelli e i peli delle ascelle, sono un'autorità internazionale.
Non avete mai provato a strapparvi i peli delle ascelle per la disperazione? Dovreste provare, è un'esperienza.
E in questo spettacolo ve lo dimostrerò. Ho delle cicatrici. Si, parecchie. E tutte zig zagate, perché così fa più male. Quando le hanno viste al pronto soccorso volevano farmi l'anestesia prima di ricucirmele. Ma io ho detto: "No. Il dolore fisico non è nulla." Subito dopo hanno iniziato a ricucirmi ed ho iniziato a urlare e ho chiesto se sull'anestesia potevo ripensarci. Anzi gli ho chiesto se potevano darmi tutta l'anestesia che avevano. E magari lanciare anche un allarme regionale per requisire quella di altri ospedali. Poi ho telefonato a un mio cugino che è della mafia e gli ho chiesto se mi faceva avere un po' di roba illegale.
Comunque in questo spettacolo non mi occuperò del dolore. Piuttosto di quelle domande trabocchetto tipo:
Ti sembro ingrassata?
Non sono domande, sono pistolettate alla schiena. Qualunque risposta io ti dia sono un uomo morto. Se dico di no mi rispondi: "Si vede che non mi guardi più!"
Se dico: "Sei ingrassata appena un pochino ma potresti fare un po' di ginnastica e torni subito in forma" sono un uomo finito e gli amici del bar parleranno di me al passato.
Comunque parlerò anche delle soluzioni.
Questo è uno spettacolo ottimista, in fin dei conti.
Ad esempio io ho riscontrato miglioramenti drastici quando ho scoperto che è inutile essere sinceri, onesti e coerenti, trattare le donne da uomo a uomo. Se tu semplicemente non hai voglia di andare all'Ikea e glielo dici lei, semplicemente, ha una caduta del desiderio sessuale che supera la caduta del muro di Berlino. Se invece fai oscenamente finta di essere entusiasta dei tavolini di sequoia olandese daltonica, rifiniti con olio di coccinella australiana lei poi ti fa il famoso Sorriso Ikea. E vi posso giurare che è meglio della caduta del muro di Berlino in tutti i sensi.
Jacopo Fo
Gli altri monologhi sono:
Lo zen e l'arte di fare l'amore (Tutto quello che ancora non sai di non sapere)
Ti amo ma il tuo braccio destro mi fa schifo, tagliatelo! (sulla stupidità umana e altre quisquiglie)
Anche le sogliole fingono l'orgasmo, figuriamoci il resto. (come usare l'intelligenza, o almeno fare finta)
Perché gli italiani non capiscono le lampadine? (conferenza spettacolo sulle ecotecnologie).
Inoltre ha realizzato un recital dei suoi pezzi migliori dal titolo:
Quando fai sesso con gli elefanti non stare mai sotto.
Speriamo tutti in una replica al più presto
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