Il mistero del calzino spaiato

C’è una questione grave che non riesco mai a risolvere, è il mistero del calzino scomparso.
Per quanto mi impegni, e giuro lo faccio veramente, spesso e volentieri mi ritrovo con i calzini spaiati.
Non ho ancora scoperto come questo succeda, se scompaia in lavatrice, si nasconde nel cassetto oppure se lo mangia la tartaruga. Il fatto è che il conto non torna mai.
Il calzino fuggitivo a volte ritorna, quando ormai avevo perso le speranze e subito ne sparisce un altro. Forse giocano tutti quanti a nascondino e ovviamente a qualcuno tocca cuccare. E’ un problema diffuso, ed è uno dei misteri più misteriosamente misteriosi che inquietano il genere umano.
Ceste di calzini spaiati che, dico io, dicono tutti, pure se fossero andati a finire sotto il letto, dietro i mobili, in un altro bucato, dentro a una scarpa, prima o poi uscirebbero fuori e si riappaierebbero, e invece no: il secondo calzino scompare inghiottito da qualche entità astrale, scompare nel buco dell’ozono....e tentare di interrogare i miei animali domestici ?…magari ne sanno più di quanto possa immaginare.
Qualcuno dice che, lavati in bucati diversi, magari si tingono e uno non li riconosce più come coppia: niente di più falso. I calzini spaiati hanno fogge completamente diversi, e non credo che il bucato cambi loro anche la trama del tessuto, il modello e il disegno.
L’unica soluzione che ho trovato sarebbe quella di comprare tutti i calzini uguali, ma tutti tutti. Così non sarebbero più spaiati, solo ogni tanto qualcuno rimarrebbe da solo, per un po’ di tempo, ma almeno la mattina non impazzirei a vestirmi...

...ma il mistero non sarebbe comunque risolto.

giovedì 9 settembre 2010

Se una scrivania in disordine denota uno spirito confusionario, che dire di una scrivania vuota?” A. Einstein

Devo ammetterlo…pur facendo di tutto alla fine ritorna….il disordine dico!
Proprio non riesco! Eppure i buoni propositi ci sono tutti…ma la mia stanza si riempie ogni volta che tento di rimettere le cose a posto (calzini compresi….s’intende eh eh eh ehe hehehehehe).
Quest’estate guardavo la mia auto…e pensavo “fosse ancora più grande chissà cosa ci metterei dentro..una seconda casa…tutto alla rinfusa…”
In un dato istante sembrava addirittura che la marea di roba (tenda, zaini, sacchi a pelo…valigia clown…cianfrusaglie varie..ecc ecc) si fosse stufata di stare nel portabagagli (già molto ampio) e avesse voglia di stare lì sul sedile posteriore a godersi il viaggio come appoggiata allo schienale anteriore - sorniona e beata, interessata sommariamente ai discorsi che facevo.
In tutto questo c'è chi dice che non posso appartenere al segno zodiacale al quale la stella mi ha affidato..."no no, sarai un gemelli!!!" Bohhhhhh.....mi chiedo "ma perchè sono in due? uno ordina e l'altro passa e fa un casino?"  

Alla fine delle vacanze, tornato in ufficio ritrovo la mia scrivania………il Kaos…così come l’avevo lasciata….un po’ meno devo dir la verità…(sante manine della ragazza che mette in ordine!!!)……ma pur sempre inagibile. Ed è lì che mi incomincio a preoccuparmi…. mi metto allora alla ricerca sulla rete di non so quale risposta, forse un pò per tranquillizzarmi...e...UDITE UDITE....ecco cosa trovo...Disordinati cronici, dalle scrivanie d’ufficio caotiche e “scompigliate”, aprite bene le orecchie:
il disordine funziona, mentre l’ordine fa perdere tempo prezioso. Probabilmente, in cuor vostro, l’avete sempre saputo, ma a sostenervi vi è addirittura un professore di management della Columbia University, Eric Abrahamson , che ha dedicato un intero libro all’argomento.
La sua tesi: il lavoratore disordinato impiegherebbe il 36% di tempo in meno, rispetto ai colleghi, a ritrovare i documenti di cui ha bisogno, rendendosi così indispensabile al buon funzionamento dell’impresa. La possibilità, inoltre, di trovare un numero di telefono perso, un’idea annotata o un documento importante, aumenterebbe di gran lunga nel “caos organizzato” del tavolo da lavoro. Senza tener conto che un eccesso di rigidità e ordine porrebbero non pochi ostacoli alla creatività…
D’altra parte Einstein stesso osservava: “Se una scrivania in disordine denota uno spirito confusionario, che dire di una scrivania vuota?”…
Evviva allora cartelloni, fogli, foglietti, libri e penne sparse in ogni angolo del piano; pc, telefoni e matasse di fili di corrente…e che la confusione cominci a dare i suoi frutti!!

domenica 5 settembre 2010

venerdì 3 settembre 2010

PREAMBOLO ALLE ISTRUZIONI PER CARICARE L'OROLOGIO - JULIO CORTAZAR

Pensa a questo:
quando ti regalano un orologio, ti regalano un piccolo inferno fiorito, una catena di rose, una cella d’aria.
Non ti danno soltanto l’orologio, tanti, tanti auguri e speriamo che duri perchè è di buona marca, svizzero con àncora di rubini;
non ti regalano soltanto questo minuscolo scalpellino che ti legherai al polso e che andrà a spasso con te. Ti regalano – non lo sanno, il terribile è che non lo sanno -, ti regalano un altro frammento fragile e precario di te stesso, qualcosa che è tuo ma che non è il tuo corpo, che devi legare al tuo corpo con il suo cinghino simile a un braccetto disperatamente aggrappato al tuo polso.
Ti regalano la necessità di continuare a caricarlo tutti i giorni, l’obbligo di caricarlo se vuoi che continui ad essere un orologio;
ti regalano l’ossessione di controllare l’ora esatta nelle vetrine dei gioiellieri, alla radio, al telefono.
Ti regalano la paura di perderlo, che te lo rubino, che ti cada per terra e che si rompa.
Ti regalano la sua marca, e la certezza che è una marca migliore delle altre, ti regalano la tendenza a fare il confronto fra il tuo orologio e gli altri orologi.
Non ti regalano un orologio, sei tu che sei regalato, sei il regalo per il compleanno dell’orologio.

Oggi sento di scrivere questo....in sonorità portoghese


Non respingere i sogni perché sono sogni.

Tutti i sogni possono essere realtà, se il sogno non finisce.

La realtà è un sogno.

Se sogniamo che la pietra è pietra, questo è la pietra.

Ciò che scorre nei fiumi non è acqua, è un sognare, l'acqua, cristallina.

La realtà traveste il sogno, e dice:
"Io sono il sole, i cieli, l'amore".

Ma mai si dilegua, mai passa, se fingiamo di credere che è più che un sogno.

E viviamo sognandola.

Sognare è il mezzo che l'anima ha perché non le fugga mai ciò che fuggirebbe se smettessimo di sognare che è realtà ciò che non esiste.

Muore solo un amore che ha smesso di essere sognato fatto materia e che si cerca sulla terra.

Pedro Salinas

venerdì 13 agosto 2010

Crescendo impari che la felicità...












Crescendo impari che la felicità non é quella delle grandi cose. 

Non é quella che si insegue a vent'anni, quando, come gladiatori si combatte il mondo per uscirne vittoriosi... 
La felicità non é quella che affannosamente si insegue credendo che l'amore sia tutto o niente,... 
Non é quella delle emozioni forti che fanno il "botto" e che esplodono fuori con tuoni spettacolari...,
La felicità non é quella di grattacieli da scalare, di sfide da vincere mettendosi continuamente alla prova.
Crescendo impari che la felicità é fatta di cose piccole ma preziose....
...e impari che il profumo del caffé al mattino é un piccolo rituale di felicità, che bastano le note di una canzone, le sensazioni di un libro dai colori che scaldano il cuore, che bastano gli aromi di una cucina, la poesia dei pittori della felicità, che basta il muso del tuo gatto o del tuo cane per sentire una felicità lieve.
E impari che la felicità é fatta di emozioni in punta di piedi, di piccole esplosioni che in sordina allargano il cuore, che le stelle ti possono commuovere e il sole far brillare gli occhi, e impari che un campo di girasoli sa illuminarti il volto, che il profumo della primavera ti sveglia dall'inverno, e che sederti a leggere all'ombra di un albero rilassa e libera i pensieri. 


E impari che l'amore é fatto di sensazioni delicate, di piccole scintille allo stomaco, di presenze vicine anche se lontane, e impari che il tempo si dilata e che quei 5 minuti sono preziosi e lunghi più di tante ore, e impari che basta chiudere gli occhi, accendere i sensi, sfornellare in cucina, leggere una poesia, scrivere su un libro o guardare una foto per annullare il tempo e le distanze ed essere con chi ami. 

E impari che sentire una voce al telefono, ricevere un messaggio inaspettato, sono piccoli attimi felici. 

E impari ad avere, nel cassetto e nel cuore, sogni piccoli ma preziosi. 

E impari che tenere in braccio un bimbo é una deliziosa felicità. 

E impari che i regali più grandi sono quelli che parlano delle persone che ami...




E impari che c'é felicità anche in quella urgenza di scrivere su un foglio i tuoi pensieri, che c'é qualcosa di amaramente felice anche nella malinconia. 

E impari che nonostante le tue difese, nonostante il tuo volere o il tuo destino, in ogni gabbiano che vola c'é nel cuore un piccolo-grande Jonathan Livingston.
E impari quanto sia bella e grandiosa la semplicità.
PAULO COEHLO

mercoledì 4 agosto 2010

La Curiosità

Che cos’è la curiosità?
La curiosità è uno degli ingredienti più stimolanti della creatività. È l’istinto che spinge gli esseri viventi, animali compresi, ad esplorare territori fino a quando ne scoprono i limiti. Ed è anche ciò che spinge il bambino a provare e riprovare e riprovare fino a quando incontra…il divieto dei genitori.

La forza della curiosità nasce, appunto, da questo impulso ingenuo a giungere di là del conosciuto, ad affrontare l’incerto, ad allargare il proprio patrimonio arricchendolo con le proprie esperienze, riuscite o fallite: impariamo molto di più dai nostri errori che dai nostri successi.

Meglio delle definizioni del dizionario, le analogie permettono di comprendere ciò che è la curiosità. Alcune mettono molto bene in evidenza la sua funzione di starter, in questo caso la curiosità diventa la scintilla che accende il fuoco, il colpo di pistola che segnala la partenza ai concorrenti. Altre le danno un ruolo illuminante per cui essa diventa il faro che mostra la strada ai naviganti oppure insistono sul suo ruolo di stimolazione o eccitazione, per cui essa diventa la spezia che potenzia il sapore di una ricetta, la domanda che provoca una risposta. Altre ancora ne fanno lo strumento stesso della creazione: è il pennello che dipinge la tela, la bacchetta che dà il suo potere alla fata.

Altre analogie, infine ci fanno ricordare che la curiosità è anche portatrice di rischi: è la spina che si frappone tra noi e la rosa, la mela che Eva, su suggerimento del serpente, offre ad Adamo, che l’accetterà.

mercoledì 14 luglio 2010

Inesorabilmente si avvicina... Raduno Internazionale di Ridere per Vivere 2010_Terni...Il Ventennale!


Il 15 - 16 - 17 - 18 LUGLIO 2010
...sarà un RADUNO SPECIALE!...a venti anni dell'introduzione della comicoterapia in Italia...a quindici anni dalla fondazione dell'associazione RIDERE PER VIVERE

ecco a voi.......la gioia in movimento !


vai su http://www.riderepervivere.it/

mercoledì 30 giugno 2010

Cos'è la creatività...??



La creatività è una dimensione che dimora dentro ogni uomo: espressione di energia e fonte di energia allo stesso tempo. Nel momento in cui si crea, si costruisce la propria individualità, si realizza un processo di conoscenza e di esplorazione di sé e del mondo, imboccando strade che non si conoscono. La nostra continua capacità trasformativa è uno degli aspetti che ci rende uomini e che ci permette di mutare continuamente il percorso della nostra esistenza e, quindi, il nostro modo di essere nel mondo. Essere creativi significa porsi di fronte a un dato della realtà come se fosse la prima volta che lo si incontra, proporsi come problematico ciò che potrebbe sembrare naturale e chiaro, avere uno sguardo simile a quello di un bambino.

lunedì 12 aprile 2010

La crisi secondo Albert Einstein

Non pretendiamo che le cose cambino se continuiamo a farle allo stesso modo.
La crisi è la miglior cosa che possa accadere a persone e interi paesi perchè è proprio la crisi a portare il progresso.
La creatività nasce dall'ansia, come il giorno nasce dalla notte oscura. E' nella crisi che nasce l'inventiva, le scoperte e le grandi strategie.
Chi supera la crisi supera se stesso senza essere superato. Chi attribuisce le sue sconfitte e i suoi errori alla crisi, violenta il proprio talento e rispetta più i problemi che le soluzioni.
La vera crisi è la crisi dell'incompetenza.
Lo sbaglio delle persone e dei paesi è la pigrizia nel trovare soluzioni. Senza crisi non ci sono sfide, senza sfide la vita è routine, una lenta agonia. Senza crisi non ci sono meriti.
E' nella crisi che il meglio di ognuno di noi affiora, perchè senza crisi qualsiasi vento è una carezza.
Parlare di crisi è creare movimento; adagiarsi su di essa vuol dire esaltare il conformismo.
Invece di questo, lavoriamo duro!
L'unica crisi minacciosa è la tragedia di non voler lottare per superarla...

Las Gaviotas, comunità che da sempre utilizza energie rinnovabili


Sembra una fiaba per bambini, ma è realtà. Una comunità nel profondo della giungla selvaggia della Colombia, vive nonostante sia stata tagliata fuori dalla società quasi 40 anni fa. Dopo che il resto del mondo le ha voltato le spalle, all’improvviso ha attirato un grande interesse. Si è scoperto che questa comunità ha trovato qualcosa di cui il resto del mondo ha bisogno: l’energia. E non solo una nuova fonte di approvvigionamento, ma qualcosa di ancora migliore. Hanno capito come essere sostenibili, senza influenze o risorse esterne. La sua storia è raccontata dal New York Times.
Nel 1960 un italiano emigrato in Colombia, Paolo Lugari, mentre viaggiava attraverso il Paese, si fermò in un terreno abbandonato e immaginò un intero villaggio davanti ai suoi occhi. Il terreno era così povero e la zona così remota che i visitatori dovevano passare punti di controllo della guerriglia o volare fino lì, così nessuno aveva deciso di viverci. Lugari voleva trovare uno dei luoghi più complicati in cui vivere e vedere se riusciva a farlo funzionare. Questo era prima della crisi petrolifera degli anni ‘70, ma anche allora sapeva che il carburante e le altre risorse un giorno sarebbero diventate scarse.
Oggi ci sono 200 abitanti che non hanno armi, nessuna forza di polizia, non ci sono automobili, né sindaco, nessuna chiesa, nessun prete, nessun cellulare, niente televisione, niente internet. Nessuno degli abitanti di Gaviotas ha un titolo di studio o un posto di lavoro.
Ma allora cosa c’è di speciale? Quando si vive in mezzo al nulla, bisogna essere creativi. Oggi ad esempio hanno un bollitore solare per sterilizzare l’acqua e la cucina solare; un progetto di 19.800 ettari di rimboschimento con specie scelte per la produzione di resine per i biocarburanti, ma anche per la creazione di condizioni per cui altre piante autoctone possano prosperare. L’energia prodotta dall’altalena per bambini alimenta la pompa idrica locale.
Il progetto di rimboschimento è uno di quelli di maggior successo al mondo, considerando che tutto il mondo intorno è ancora un deserto tropicale. Ad esempio gli abitanti di Las Gaviotas usano la resina degli alberi per alimentare le loro moto e trattori, e vendono la produzione in eccesso, anche a colossi come la Cina. Un posto in cui non ci sono guerre e nessuno soffre la fame. Sembra un pezzo di Paradiso in Terra. Un Paradiso sostenibile.
Alcune popolazioni mondiali, come quelle menzionate, non hanno scoperto le energie rinnovabili prima di noi. Semplicemente non le hanno mai abbandonate!
Noi stessi in qualche misura eravamo abituati a sfruttare il sole, il vento, il mare, ma poi abbiamo scoperto il carbone e il petrolio.
Non abbiamo scoperto nulla di nuovo, solo un nuovo modo di sfruttare cose che già conoscevamo
Fonte: [Treehugger]

giovedì 8 aprile 2010

L'Aquila: la notte per non dimenticare



Nella notte tra il 5 e il 6 aprile del 2009, si scatena l'apocalisse con una scossa di 5,8 gradi della scala Richter che in pochi minuti distrugge gran parte del centro storico dell'Aquila e molti paesi vicini. Il bilancio è pesantissimo: 308 le vittime, 1.600 i feriti, decine di migliaia gli sfollati.

L'Aquila, 6 apr. - Migliaia di fiaccole all'Aquila per ricordare le vittime de terremoto. Era la notte tra il 5 e il 6 aprile del 2009: alle 3.32 del mattino si scatena l'apocalisse con una scossa di 5,8 gradi della scala Richter che in pochi minuti distrugge gran parte del centro storico dell'Aquila e molti paesi vicini. Il bilancio è pesantissimo: 308 le vittime, 1.600 i feriti, decine di migliaia gli sfollati. Tra i paesi distrutti c'è anche Onna, che, rasa completamente al suolo, diverrà il simbolo della tragedia.
La macchina dei soccorsi si attiva immediatamente e all'Aquila arrivano anche tantissimi volontari che si mobilitano da tutta Italia. Tante le persone che vigili del fuoco e protezione civile riescono a estrarre vive dalle macerie: Marta Valente, 24 anni di Bisenti, studentessa di Medicina, viene salvata dopo 23 ore; Eleonora Calesini, 21 anni, di Mondaino, dopo 42 ore, Maria D'Antuono, 98 anni, di Tempera, viene trovata viva dopo 30 ore, e racconterà di averle trascorso lavorando all'uncinetto. I feriti vengono ricoverati negli ospedali di Avezzano, Pescara, Chieti, Ancona, Roma, Rieti, Foligno e Terni.Tra le vittime del sisma alcuni nomi noti: Lorenzo Sebastiani, giovane rugbysta dell'Aquila Rugby, Lorenzo Cini, pallavolista in serie B, Giuseppe Chiavaroli, calciatore di eccellenza, quasi l'intera famiglia del capo della redazione dell'Aquila del quotidiano 'il Centro', Giustino Parisse, che, nel crollo della casa di famiglia, proprio a Onna, perde i due figli, Domenico e Maria Paola, e il padre.
Ma quella del 6 aprile non è l'unica scossa che colpisce L'Aquila e nei due mesi successivi la terra continua a tremare. In quell'arco di tempo si registrano oltre 35mila scosse, una media di una scossa ogni due minuti e mezzo. L'Aquila, già devastata, è costretta ad affrontare la paura costante di un nuovo sisma e ad allontanare il ricordo di quella tragica notte. Ecco una cronologia di quella prima tragica settimana:
6 APRILE: Sono le 3,32 quando una scossa di magnitudo 5.8 della scala Richter devasta l'Aquila e molti dei paesi vicini. Il sisma viene avvertito in tutto il Centro Italia, fino a Napoli. Onna è il paese piu colpito: il 70% dell'abitato viene distrutto dalla violenza del terremoto. Immediatamente scattano soccorsi e solidarietà da tutta Italia. 
Il governo, in una riunione straordinaria del Consiglio dei ministri, approva lo stato di emergenza, conferisce i poteri di attuazione degli interventi d'emergenza al Commissario delegato Guido Bertolaso e stanzia 30 milioni di fondi per i primi giorni. Alla fine della giornata si stimano 150 morti, 1.500 feriti e 70mila sfollati. Ma il bilancio è destinato a crescere. Sono 100 invece le persone estratte vive grazie all'opera delle squadre di soccorso dei Vigili del fuoco.
7 APRILE: Alle 2 del mattino un applauso liberatorio saluta il salvataggio di Marta, 24 anni, rimasta per più di 23 ore prigioniera tra le macerie. Vengono trovati morti gli ultimi quattro ragazzi sepolti nella Casa dello Studente. In salvo anche una donna di 98 anni, che era già scampata al terremoto della Marsica nel 1915. I numeri sulle vittime del sisma sono discordanti. La Protezione civile parla di 207 morti, il 118 dell'Aquila di 211 mentre altre fonti aggiornano il bilancio a 228. Alle 19.42 un'altra forte scossa di magnitudo 5,3 della scala Richter provoca una vittima a Santa Rufina di Roio, piccola frazione dell'Aquila, e il crollo della Basilica di piazza Duomo. In nottata una ragazza viene estratta viva dopo 42 ore sotto le macerie. E' Eleonora Calesini, 21 anni.
8 APRILE: Si scaverà fino a Pasqua, mentre i funerali sono annunciati per il 10 aprile alle 11.
Il Vaticano lancia un appello a tutti i laboratori di restauro d'Italia affinché adottino un'opera d'arte ''mobile'', cioè trasportabile, rimasta danneggiata nel sisma.
9 APRILE: Si aggrava il bilancio delle vittime, che salgono a 281, venti delle quali hanno meno di 16 anni, mentre una nuova scossa di 3,6 gradi di magnitudo nella Scala Richter colpisce la zona. Napolitano, in visita all'Aquila, invita a un ''esame di coscienza collettivo sulle responsabilità".
10 APRILE: Il cardinale Tarcisio Bertone celebra con il vescovo dell'Aquila i funerali di Stato. Le bare allineate sul piazzale della Scuola della Guardia di Finanza di Coppito sono 205. Presenti tutte le massime autorità. Il bilancio sale a 289 vittime, delle quali 20 bambini, mentre non si ferma lo sciame sismico.
11 APRILE: Sale a 293 il bilancio delle vittime, mentre tutti i dispersi segnalati sono stati trovati, vivi o morti. Si smette di scavare.
12 APRILE: La messa di Pasqua viene celebrata nelle tendopoli d'Abruzzo.
13 APRILE: Scattano le prime verifiche sugli immobili: il 30% degli edifici risulta inagibile, il 50% agibile e il 20% agibile con interventi. Ma, a una settimana dal terremoto che ha messo in ginocchio l'Abruzzo, l'emergenza si chiama freddo. Per i giorni successivi si attendono temperature fino a 3 gradi, mentre pioggia e vento forte aumentano l'emergenza per il soccorso agli sfollati. La Protezione civile accelera il completamento delle strutture e la consegna di stufe negli oltre 100 campi di accoglienza disseminati tra L'Aquila e la provincia.

martedì 30 marzo 2010

"RESTA PUR SEMPRE A ME QUELLA PAROLA" DI ALDA MERINI




Cosa succede quando un’incontro termina, quando finisce una storia, quando una persona alla quale tieni, alla quale vuoi bene non c’è più o quando vola in cielo un nonno, un genitore, una persona all’improvviso?
A parte il dolore della perdita, dell’abbandono, del lutto sicuramente molto forte, il dolore è anche per tutte quelle cose che non sono state dette e non sono state fatte con l’idea che si potevano fare dopo.
Quelle cose lì in realtà sono un canale dove passano dei sentimenti d’amore e se viene troncato così fortemente ci irrigidisce, ci paralizza. Perché l’amore è fluido, l’amore è un continuo movimento, è un qualcosa che si muove, come dei fiori che si aprono, le parole che si dicono, le carezze che si fanno…è un sentimento che si scambia, che va e viene e questo flusso è presente continuamente.
Se questo flusso si blocca, se si interrompe lo scambio con una persona, perché ad esempio ti ha lasciato all’improvviso…..perchè ha detto basta o perché il suo cammino era terminato e ti senti ancora di voler dire delle cose o viverle ancora, tutto rimane dentro e si pietrifica, si cristallizza e diventa una cosa pesante.
Allora importante quando si ha il tempo o si ha solo il momento di percezione di capire questa cosa, dirla subito….esprimerla, tirarla fuori, urlarla, cantarla, dipingerla, disegnarla, leggerla, comporre musica, farsi un dono…. 
E forse è vero che quando una persona se ne va continua a vivere dentro di noi: bisogna ospitarla nella propria intimità costringendosi quasi.....a donarle la vita più felice che si può.

Alda Merini parla appunto di quella parola che rimane dentro e ci devasta

Resta pur sempre a me quella parola 
che non ti ho detto e che mi fa soffrire
cosa languente cosa morta e sola
ma come posso amore dirti e dire
che cosa m’aggredisce se son sola,
cosa più che di te mi fa patire
o io mi sento come una morta viola
che nessuno raccoglie e fa perire
dentro la terra senza che bellezza
venga mai vista in lei, senza che ampiezza
compia sopra ‘sto fiore il suo periglio
però a grazia d’amore io mi appiglio.

Alda Merini

venerdì 26 marzo 2010

Haiti: dopo il terremoto, si scatenano stupratori e pedofili

Prima del terremoto, Haiti era una delle mete favorite non solo del turismo sessuale "ordinario", ma anche di una precisa categoria di stupratori seriali: i pedofili.

Tra i pedofili, gli italiani non stanno certo a guardare, e come in tutte le classifiche del peggio, risultano ai primissimi posti. Tra gli stupratori seriali stranieri di Haiti, dopo americani e canadesi, le classifiche delle organizzazioni internazionali inseriscono al terzo posto gli italiani.

Dopo il devastante terremoto che ha colpito Haiti, il fenomeno della pedofilia si è impennato. Nei campi degli sfollati, i casi di stupri e pedofilia sono cresciuti in misura agghiacciante. E' sempre piu' facile stuprare donne e bambini in un Paese che già era poverissimo ed ora è completamente al collasso.

La polizia è inesistente, l'esercito e le "grandi missioni internazionali" si occupano d'altro, e gli unici in grado di offrire un qualche blando supporto sono le associazioni umanitarie.

Da settimane, Amnesty International denuncia questo nuovo dramma haitiano, e la realtà di campi di sfollati divenuti terreno di caccia per stupratori e pedofili, del posto o addirittura giunti appositamemente da Europa e Stati Uniti per approfittare della situazione con una garanzia quasi assoluta di impunità.

Raiperunanotte


PalaDozza strapieno, una folla impressionante fuori dal palazzetto a seguire l'evento, altre duecento piazze collegate sparse in tutta Italia, centinaia di migliaia di accessi sul web, tantissimi ascoltatori attaccati alla radio o alle tv locali, digitali e satellitari. Insomma,Raiperunanotte, la trasmissione organizzata da Michele Santoro in nome della libertà d'espressione, è stata uno straordinario successo e ha sonoramente beffato la censura parafascista del nostro aspirante dittatore in formato tascabile e della sua cricca di leccapiedi. Che però si sono fatti sentire anche nella giornata di ieri, con lo scagnozzo numero uno di Viale Mazzi Mauro Masi che blocca la diretta dell'evento su Rainews 24 e con altri dirigenti della Rai impegnati a minacciare al telefono lo staff di Annozero, ricordando assurdi impegni per un'esclusiva che non c'entra nulla visto che l'iniziativa di ieri era promossa dal sindacato dei giornalisti.
Ora però, finita la festa, è essenziale vigilare affinché tutto torni alla normalità e Santoro, Floris e colleghi possano tornare al loro lavoro, a portare informazione indipendente in una televisione che mai come in queste settimane ha toccato il fondo del servilismo e della propaganda di regime. Una tv dove spadroneggiano dei telegiornali che, come ha scritto qualcuno, assomigliano sempre di più ai cinegiornali dell'Istituto Luce, non a caso ieri multati dall'Acom per l'imbarazzante sproporzione tra tempo dedicato al partito del padrone e tempo dedicato all'opposizione. In media Tg1 e Tg5 hanno concesso al Pdl più del triplo dello spazio riservato al Partito democratico: di fronte a certi numeri anche gli arbitri venduti non possono evitare di fischiare. Anche se, multe simboliche o no, per ora tutto sembra destinato a rimanere com'è.

CALZINI SPORCHI....

martedì 23 marzo 2010

Neruda: Posso scrivere i versi più tristi questa notte

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Posso scrivere i versi più tristi questa notte
Scrivere, ad esempio : "La notte è stellata,
e tremolano, azzurri, gli astri in lontananza.
Il vento della notte gira nel cielo e canta."
Posso scrivere i versi più tristi questa notte.
Io l'amai , e a volte anche lei mi amò .
Nelle notti come questa la tenni tra le mie braccia.
La baciai tante volte sotto il cielo infinito.
Lei mi amò, a volte anch'io l'amavo.
Come non amare i suoi grandi occhi fissi.
Posso scrivere i versi più tristi questa notte.
Pensare che non l'ho.
Sentire che l'ho perduta.
Udire la notte immensa, più immensa senza lei.
E il verso cade sull'anima come sull'erba la rugiada.
Che importa che il mio amore non potesse conservarla.
La notte è stellata e lei non è con me.
E' tutto.
In lontananza qualcuno canta.
In lontananza.
La mia anima non si rassegna ad averla perduta.
Come per avvicinarla il mio sguardo la cerca.
Il mio cuore la cerca, e lei non è con me.
La stessa notte che fa biancheggiare gli stessi alberi.
Noi quelli di allora, più non siamo gli stessi.
Più non l'amo, è certo, ma quanto l'amai.
La mia voce cercava il vento per toccare il suo udito.
D'altro.
Sarà di un altro.
Come prima dei suoi baci.
Così come la sua voce, il suo corpo.
E i suoi occhi infiniti.
Più non l'amo, è certo, ma forse l'amo ancora .
E' così breve l'amore, ed è sì lungo l'oblio.
Perché in notti come questa la tenni tra le mie braccia,
la mia anima non si rassegna ad averla perduta.
Benché questo sia l'ultimo dolore che lei mi causa
e questi siano gli ultimi versi che io le scrivo.
.
Pablo Neruda

venerdì 12 marzo 2010

Avvolte ritornano...


In rete gira uno scritto attribuito ad Elsa Morante che parla di Mussolini ma pare scritto per berlusconi.
Quando l'ho letto ho sentito una strana puzza: troppo moderno, sembra un editoriale di Travaglio. Una ricerca con Google mi ha permesso di trovare, purtroppo non ai primi posti, il documento originale.
Lo pubblico nel seguito con tutti i riferimenti. Lo faccio perchè penso che non si debba modificare il testo di un autore senza avvertirne il lettore.
Il testo è un po' più lungo, meno scorrevole per il gusto moderno, ma il paragone Mussolini/berlusconi è impressionante.
Il popolo italiano, poi, sembra essere solo peggiorato.
Roma 1° maggio 1945

Mussolini e la sua amante Clara Petacci sono stati fucilati insieme, dai partigiani del Nord Italia.
Non si hanno sulla loro morte e sulle circostanze antecedenti dei particolari di cui si possa essere sicuri. Così pure non si conoscono con precisione le colpe, violenze e delitti di cui Mussolini può essere ritenuto responsabile diretto o indiretto nell’alta Italia come capo della sua Repubblica di Sociale.
Per queste ragioni è difficile dare un giudizio imparziale su quest’ultimo evento con cui la vita del Duce ha fine.

Alcuni punti però sono sicuri e cioè:
durante la sua carriera, Mussolini si macchiò più volte di delitti che, al cospetto di un popolo onesto e libero, gli avrebbe meritato, se non la morte, la vergogna, la condanna e la privazione di ogni autorità di governo (ma un popolo onesto e libero non avrebbe mai posto al governo un Mussolini). Fra tali delitti ricordiamo, per esempio: la soppressione della libertà, della giustizia e dei diritti costituzionali del popolo (1925), la uccisione di Matteotti (1924), l’aggressione all’Abissinia, riconosciuta dallo stesso Mussolini come consocia alla Società delle Nazioni, società cui l’Italia era legata da patti (1935),la privazione dei diritti civili degli Ebrei, cittadini italiani assolutamente pari a tutti gli altri fino a quel giorno (1938).
Tutti questi delitti di Mussolini furono o tollerati, o addirittura favoriti e applauditi. Ora, un popolo che tollera i delitti del suo capo, si fa complice di questi delitti. Se poi li favorisce e applaude, peggio che complice, si fa mandante di questi delitti.
Perché il popolo tollerò favorì e applaudì questi delitti? Una parte per viltà, una parte per insensibilità morale, una parte per astuzia, una parte per interesse o per machiavellismo. Vi fu pure una minoranza che si oppose; ma fu così esigua che non mette conto di parlarne. Finché Mussolini era vittorioso in pieno, il popolo guardava i componenti questa minoranza come nemici del popolo e della nazione, o nel miglior dei casi come dei fessi (parola nazionale assai pregiata dagli italiani). Si rendeva conto la maggioranza del popolo italiano che questi atti erano delitti? Quasi sempre, se ne rese conto, ma il popolo italiano è cosìffatto da dare i suoi voti piuttosto al forte che al giusto; e se lo si fa scegliere fra il tornaconto e il dovere, anche conoscendo quale sarebbe il suo dovere, esso sceglie il suo tornaconto. Mussolini,uomo mediocre, grossolano, fuori dalla cultura, di eloquenza alquanto volgare, ma di facile effetto, era ed è un perfetto esemplare e specchio del popolo italiano contemporaneo.

Presso un popolo onesto e libero, Mussolini sarebbe stato tutto al più il leader di un partito con un modesto seguito e l’autore non troppo brillante di articoli verbosi sul giornale del suo partito. Sarebbe rimasto un personaggio provinciale, un po’ ridicolo a causa delle sue maniere e atteggiamenti, e offensivo per il buon gusto della gente educata a causa del suo stile enfatico, impudico e goffo. Ma forse, non essendo stupido, in un paese libero e onesto, si sarebbe meglio educato e istruito e moderato e avrebbe fatto migliore figura, alla fine.
In Italia, fu il Duce. Perché è difficile trovare un migliore e più completo esempio di Italiano.

Debole in fondo, ma ammiratore della forza, e deciso ad apparire forte contro la sua natura. Venale, corruttibile. Adulatore. Cattolico senza credere in Dio. Corruttore. Presuntuoso: Vanitoso. Bonario. Sensualità facile, e regolare. Buon padre di famiglia, ma con amanti. Scettico e sentimentale. Violento a parole, rifugge dalla ferocia e dalla violenza, alla quale preferisce il compromesso, la corruzione e il ricatto. Facile a commuoversi in superficie, ma non in profondità, se fa della beneficenza è per questo motivo, oltre che per vanità e per misurare il proprio potere. Si proclama popolano, per adulare la maggioranza, ma è snob e rispetta il denaro. Disprezza sufficientemente gli uomini, ma la loro ammirazione lo sollecita.


Come la cocotte che si vende al vecchio e ne parla male con l’amante più valido, così Mussolini predica contro i borghesi; accarezzando impudicamente le masse. Come la cocotte crede di essere amata dal bel giovane, ma è soltanto sfruttata da lui che la abbandonerà quando non potrà più servirsene,
così Mussolini con le masse. Lo abbaglia il prestigio di certe parole: Storia, Chiesa, Famiglia, Popolo, Patria, ecc., ma ignora la sostanza delle cose; pur ignorandole le disprezza o non cura, in fondo, per egoismo e grossolanità. Superficiale. Dà più valore alla mimica dei sentimenti , anche se falsa, che ai sentimenti stessi. Mimo abile, e tale da far effetto su un pubblico volgare.

Gli si confà la letteratura amena (tipo ungherese), e la musica patetica (tipo Puccini). Della poesia non gli importa nulla, ma si commuove a quella mediocre (Ada Negri) e bramerebbe forte che un poeta lo adulasse. Al tempo delle aristocrazie sarebbe stato forse un Mecenate, per vanità; ma in tempi di masse, preferisce essere un demagogo.

Non capisce nulla di arte, ma, alla guisa di certa gente del popolo, e incolta, ne subisce un poco il mito, e cerca di corrompere gli artisti. Si serve anche di coloro che disprezza. Disprezzando (e talvolta temendo) gli onesti , i sinceri, gli intelligenti poiché costoro non gli servono a nulla, li deride, li mette al bando.

Si circonda di disonesti, di bugiardi, di inetti, e quando essi lo portano alla rovina o lo tradiscono (com’è nella loro natura), si proclama tradito, e innocente, e nel dir ciò è in buona fede, almeno in parte; giacché, come ogni abile mimo, non ha un carattere ben definito, e s’immagina di essere il personaggio che vuole rappresentare.

giovedì 11 marzo 2010

Brividi e rimorsi

Storia del calzino giallo e del gatto che lo fece sparire

mi trovera’ mai qui...he he he
Quella gatta sa il fatto suo..chissa’ se la disadattata si e’ accorta che sa far scattare le mollette da bucato..mi dispiace per mio fratello, pero’ , lui non e’ riuscito a fuggire; Lei l’ha ripreso e chiuso di nuovo in quel cassetto..ma io sono libero, libero!!
Uhm…
La liberta’ non e’ proprio quello che credevo. Qui e’ buio e puzza, invece nel cassetto era buio uguale ma almeno profumava…urgh che succede? Nooo il gatto rosso...che vuoi? Vattene!! Sono proprieta’ di tua sorella la gatta nera, non puoi prendermi nooo nooo lasciami
Oddio mi gira la testa, quel rosso e’ pazzo, ve lo dico io, pazzo da legare..mi ha fatto fare il giro di tutta la casa, mi ha roteato sul letto, sotto il letto, in cucina, sopra la cappa, sul divano, sotto la libreria non so dove sono, chi sono, fratello dove sei, aiuto, salvatemi
Oh..
sei tornata
Mi hai trovato, brava
Rimettimi nel nascondiglio
ATTENTA ARRIVA IL ROSSO
NOoo SCAPPA, BRAVA FUGGI, AIUTO CI ATTACCA
CI ATTACC
Ecco, l’hai rotto
No non sono stato io, tu tu l’hai rubato
Io l’ho rubato e messo al sicuro, tu me l’hai stappato di bocca e adesso e’ rotto, animale, violatore, stupratore di calzini, ingestibile razza di ..
Noooo io non lo volevo rompere NON LO VOLEVO ROMPERE ci volevo giocare giocare giocare giocare giocare giocare giocare giocare giocare giocare giocare giocare giocare giocare
Non e’ UNA COSA CON CUI SI GIOCA STUPIDO!!
E allora tu perche’ l’hai preso??PERCHE’??
…Perche’ aveva l’odore della disadattata…
Oh ..
ma allora tu..
le vuoi bene…
No, non mi interessa niente, e’ solo che ha un buon odore. PROFUMA
Siiiiii profuma di mammaaaaaaaaaa di buono e poi e’ morbida e
E piantala idiota che nervi..adesso che facciamo
Tanto lo ha capito che lo abbiamo rubato noi
Si ma prima o poi si aspetta di trovarlo da qualche parte..adesso, invece..
Dobbiamo nasconderlo senno’ ci punisce e poi strilla e poi piange e poi dice il mio calzino dov’e’ l'altro calzino dov..
Zitto ho detto. Fammi pensare
E cosi’ muoio
Per un briciolo di liberta’ che non ho mai nemmeno assaporato
Non vedro’ piu’ i suoi piedini numero 35, gli unici piedini da adulta che potevano portarmi, me, calzino giallo taglia mignon
Muoio, rotto in piu’ punti, devastato dalla furia felina
Muoio qui, sul frigorifero, dove non ha mai pulito da un anno e mezzo; un angolo dimenticato da Dio ma non da quei due maledetti gatti
Muoio
Addio calzino giallo
Ormai sei sparito da due settimane e ho capito come sono andate le cose.
So che sei su quel dannato frigofero, perche’ e’ l’unico punto di casa dove non ho guardato e perche’ ogni volta che mi avvicino al frigo i due mentecatti iniziano a guardarsi tra loro e poi si vanno a nascondere chissa’ dove e non escono piu’ per almeno due ore e anche dopo che escono girano guardinghi e fanno un’aria innocente che si capisce subito che sono colpevoli
Addio calzino giallo

Non sperare che arrivi li’ a pulire

lunedì 8 marzo 2010

E il tempo ti dirà...come ritrovarti

Nick Drake - Time Has told me

E il tempo ti dirà
di starmi vicino
di continuare a cercare
finchè non ci sarà più niente da nascondere...
E allora lascia le strade che ti fanno diventare
quel che non vuoi veramente essere
lascia le strade che ti fanno amare
chi non vuoi veramente amare.
Il tempo mi ha detto
che è difficile trovare una come te
una cura tormentata
per una mente piena di problemi.
E il tempo mi ha detto
di non chiedere di più
perchè un giorno il nostro oceano
troverà la sua riva.